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Ilaria Vecchietti, autrice del racconto "L'ultima chance...", e dei romanzi fantasy "La Libertà figlia del Diavolo", "L'Isola dei Demoni" e "L'Imperatrice della Tredicesima Terra". E altri racconti pubblicati in raccolte.
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lunedì 17 agosto 2020

Segnalazione: Quando Borg posò lo sguardo su Eve di Annarita Stella Petrino

Segnalazione:
Quando Borg posò lo sguardo su Eve
di
Annarita Stella Petrino



Buongiorno lettori,
vi segnalo il romanzo "Quando Borg posò lo sguardo su Eve" di Annarita Stella Petrino, edito Tabula Fati.
Qui vi lascio il link a un'intervista che ho avuto il piacere di farle.


Biografia:
Annarita Stella Petrino, abruzzese, insegnante di Scuola Primaria, moglie e madre, scrive fantascienza da quando, a 13 anni, ha incontrato i libri di Isaac Asimov e dei suoi robot.
Da allora ha pubblicato diversi racconti su riviste di fantascienza, webzine e siti.
Nel 2004 esce il suo primo romanzo di fantascienza “Ragnatela Dimensionale” nella collana “I Delfini” della Delos Books di Milano.
È autrice delle due raccolte di racconti di fantascienza “You God” e "Racconti nascosti nei sogni" (Edizioni il Papavero 2013 e 2015) e del romanzo breve "Immateria, al di là della Matrice" (Ed. Il Papavero 2016), 
Ha ottenuto alcune distinzioni di merito in concorsi di letteratura fantascientifica e non.
  





Genere: romanzo fantascienza
Editore: Tabula Fati
Data di pubblicazione: 22 ottobre 2019
Numero di pagine: 205
Prezzo cartaceo: 14,25€
Prezzo ebook: 9,99€ 
Link per l'acquisto su Amazon: 






Sinossi:
Nella Sedicesima Primavera gli esseri umani non sono l’unica specie dominante.
Dopo il cataclisma che ha quasi ucciso il pianeta, vivono sottomessi ai borg che loro stessi hanno creato quando il mondo devastato da guerre e pestilenze aveva bisogno di tornare a essere popolato.
Un Governo borg e leggi borg regolamentano la nuova società, i cui ideali sembrano discostarsi di poco da quelli che avevano fatto precipitare quella vecchia. Di quei giorni è rimasto un Partito, ora l’unico tentativo organizzato degli esseri umani per riaffermare la propria autonomia.
La lotta per la libertà è un cammino lungo e costellato di vittime ed è in questo scenario che
si muove Lilandra Nassir, una giovane borg erede di una potente famiglia.
Nella lunga e faticosa ricerca delle proprie origini e della sua  sfaccettata identità, Lilandra attraverserà il nuovo mondo borg, per scoprire che la diversità fra le razze è solo dettata dall’errata convinzione di un’inesistente superiorità di una sull’altra.


Mi ispira molto e a voi?

Buona lettura!

lunedì 29 giugno 2020

CURIOSITÀ Cinquantatré vedute del Giappone di Autori Vari - 2° parte -

CURIOSITÀ
Cinquantatré vedute del Giappone
di
Autori Vari
- 2° parte -


Buongiorno lettori,
ecco la seconda parte di questo post speciale che coinvolge diversi autori!

Qualche settimana fa vi avevo segnalato l'uscita della raccolta di racconti "Cinquantatré vedute del Giappone", edita Idrovolante Edizioni, a cura di Linda Lercari e Furio Detti, dove potete trovare anche il mio racconto dal titolo: "Il fiore del destino".

Con la collaborazione di Linda Lercari, che è stata così gentile da fare da tramite, oggi alcuni degli autori della raccolta ci raccontano alcune curiosità in merito al loro racconto, come hanno trovato l'ispirazione o un aneddoto saliente riguardante la sua stesura.


Poiché in molti degli autori hanno risposto all'iniziativa e per non creare un post eccessivamente lungo, ho deciso di dividerlo in tre parti (la prima parte è stata pubblicata lunedì 22 giugno - qui il link se ve la siete persa - e, salvo imprevisti, la terza parte sarà pubblicata lunedì 6 luglio).

Partiamo a conoscere altre curiosità di altri autori della raccolta...



ANNARITA STELLA PETRINO (Hiro)


Quando sono stata invitata a partecipare al concorso “Racconta il Giappone” indetto dalla Idrovolante Edizioni, mi sono chiesta se sarei stata in grado di raccontare il Giappone, non essendo io un’esperta. Sono una scrittrice di fantascienza, innamorata di questo genere, quindi ho pensato sin da subito che avrei scritto qualcosa in chiave fantascientifica. Per scrivere il racconto ho tratto ispirazione dal film “L’ultimo Samurai”, sul quale ho fatto delle ricerche più approfondite comparandole con la storia relativa al periodo storico di riferimento. Quindi ho giocato sulla dualità realtà storica/ realtà cinematografica che nel racconto è stata trasposta nella dualità realtà/olografia.



MARIA CONCETTA DISTEFANO (Tokyo)


Ohayou gozaimasu! Vorrei usare “チャオ chao”, il nostro italianissimo “ciao”, ma pare che i giapponesi lo abbiano importato come modo di salutare un po’ fighetto per far colpo sulle ragazze e lo utilizzino in anime, drama ecc. e, per strada, solo per scherzo…
Il mio racconto s’intitola “Tokyo” e l’ispirazione l’ho trovata in situ! Durante un bellissimo soggiorno di quindici giorni, nel luglio 2015, in quella città.
Mio marito, per un lavoro collegato alla Japan Airlines, era già andato due volte in Giappone in due anni diversi. Ogni volta ne era tornato entusiasta. Mi parlava della cortesia dei colleghi giapponesi, della loro ospitalità elegante e misurata, ma anche dell’orgoglio con il quale gli avevano mostrato luoghi e templi sacri e avveniristiche architetture non solo a Tokyo, dove si svolgevano le riunioni di lavoro, ma anche a Kyoto e a Osaka nei weekend.
Sull’onda del suo entusiasmo cominciammo a frequentare i ristoranti giapponesi a Torino e gustare dell’ottimo sushi in alcuni di essi.
Da parte mia cominciai a interessarmi di arte giapponese. Fortunatamente a Torino, dal 2008 esiste, in via San Domenico, 11, uno splendido Museo d’Arte Orientale, il MAO, appunto, che, oltre a mostre temporanee, accoglie sezioni permanenti dedicate all’arte orientale nei suoi quattro piani di gallerie.
L'atrio d'ingresso è stato realizzato come un ampio spazio vetrato che conserva il ciottolato ottocentesco di Palazzo Mazzonis (sede del museo) e ospita giardini zen giapponesi, con sabbia e muschio. Il primo piano ospita la prima parte della Galleria Giapponese, dove si possono ammirare grandi paraventi dipinti e una serie di sculture lignee laccate e dorate. Al secondo piano la galleria prosegue con l'esposizione di armi e armature, dipinti, stoffe e preziose stampe.
Prima di volare a Tokyo, passai quindi molti pomeriggi a cercare di “assorbire” un po’ di questa affascinante cultura attraverso visite “meditative” al MAO dove la collezione giapponese svela l'unicità del connubio tra tradizione, artigianalità e sapiente conoscenza dei materiali. Lì ammirai statue lignee dal XII al XVII secolo, paraventi dal XVII al XIX secolo, tessuti, dipinti e xilografie, nonché oggetti laccati, armi e armature. E, in un’occasione, ebbi la fortuna di vedere una delle poche copie rimaste in buono stato della celeberrima xilografia della Grande Onda di Kanagawa, di Hokusai, che è esposta periodicamente.
Come dicevo, nel luglio 2015 decidemmo di volare a Tokyo, come prima tappa di altri viaggi a venire nell’impero del Sol Levante, e ne rimasi affascinata.
Tokyo era proprio come l’avevo immaginata e forse persino più intrigante. New York e Oriente in un solo posto, passando per la bohème parigina. Rutilante di luci ma, al contempo, sobria e misurata.
Ai piedi della Tokyo Tower ricordo un incontro molto simpatico e, forse, esemplificativo di certo “riservato” carattere giapponese così diverso dal “nostro” italiano, sicuramente più “estroverso”.
Io e mio marito fummo avvicinati da due studenti, in divisa scolastica, e uno di loro, molto timidamente, ci chiese se poteva farci una piccola intervista in inglese per la scuola.
Certo, rispondemmo. E allora il ragazzo, con una cartellina in mano e una penna pronta a essere usata per prendere appunti, ci chiese cosa pensassimo di Tokyo come turisti, cosa avevamo visitato, come eravamo venuti a conoscenza della Tokyo Tower e così via.
Un questionario di “marketing” per raccogliere dati in vista di una promozione turistica sempre più ampia della città.
Tutto regolare. La cosa che ci colpì, invece, fu che quando chiesi perché l’altro ragazzo non ci facesse domande, la risposta, accompagnata da un rossore del viso, fu che “lui è molto timido e, soprattutto, ha paura di fare una brutta figura sbagliando a parlare inglese.” 
Che dire, rimasi “commossa” da quella risposta e… torneremo senz’altro in Giappone per visitare altri luoghi, appena sarà possibile…



CLARA TERRAGNOLO (Non cogliere questo fiore…)


Sono Terragnolo Clara, ho scritto il racconto “Non cogliere questo fiore…” tratto da una storia vera, profondamente vissuta in un contesto pieno di contrasti ma anche di fascino dove modernità e tradizione sopravvivono ancora nel ventunesimo secolo.



CLAUDIA MALTESE (Ojigi – diario di una settimana in giappone)


Il mio racconto è in realtà un diario che prende vita nel Novembre 2018, durante la prima esperienza oltreoceano di una coppia di donne in Giappone, esattamente nella prefettura di Tokyo. E’ un viaggio breve, di una sola settimana, ultimo disperato tentativo di ritrovare l’Amore assopito tra le due viaggiatrici, le quali vivono un periodo di allontanamento fisico ed emotivo. La narrazione avviene attraverso gli occhi di una delle due protagoniste, un racconto che dipinge un primo breve impatto con la cultura nipponica, descrivendone le tradizioni, le usanze, i colori, senza mai elevarsi a guida o cicerone ma in maniera molto ingenua, naturale. I giorni si avvicendano tra riflessioni, cibo, paesaggi incantevoli  e molte domande. Sono degli appunti di viaggio scritti con occhi increduli ma anche un po’ malinconici, riusciranno il Giappone e i quartieri di Tokyo a far ritrovare l’Amore perduto? A fine di ogni paragrafo del racconto ricorreranno degli hashtag che potranno servire, solo a chi volesse, a scoprire qualche scatto di quella intensa settimana sui social, perché si, questo racconto è stato scritto durante la mia prima vacanza in Giappone, ricordo lucidamente della lucina che tenevo nascosta sulla mia branda, per non dare troppo fastidio alle altre persone con cui dividevo la camerata mentre cercavo ogni sera prima di dormire, di appuntare i posti visitati e le immagini che avevano evocato. Pochi appunti giornalieri scritti a mano su un quaderno con delle foglie di palma disegnate sulla copertina morbida. Un quaderno che è rimasto nascosto per un anno prima di trasformarsi in racconto breve, prima di portare alla luce l’amore per il Giappone, che inevitabilmente ti porta ad amare un po’ di più anche se stessi.



NADIA FINOTTO e ALESSANDRO AMADESI (Wasabi o l’arte di infuocare)


Questo è un racconto che è nato “in partecipazione”. Io non conosco molto il Giappone, ma mi affascina, mentre Alessandro lo conosce invece molto bene e quando gli ho parlato del concorso ne è rimasto subito entusiasta.
Io volevo scrivere qualcosa di trucido e abbiamo messo sul piatto alcune idee che però non ci entusiasmavano. Poi una sera, chattando con una mia carissima amica profonda conoscitrice del Giappone, lei mi disse: “sai cos’è il wasabi? È una salsa giapponese tremila vote più forte del kren”. Mai parole furono per me più rivelatrici: in quel momento seppi che il wasabi sarebbe stato lo spunto giusto.
Ne ho immediatamente parlato ad Alessandro e da lì sono partite le ipotesi per la trama, dopo di che è stata stilata la “scaletta alla Ale” che è un riassunto per punti a cui lo svolgimento del racconto deve attenersi et voilà, eccoci pronti per la partenza.
I nomi dei personaggi sono tutti di Ale, perché io non sono molto ferrata in nomi giapponesi, mentre il racconto ce lo siamo palleggiato ognuno scrivendo una parte, che veniva prontamente continuata dall’altro.
L’incipit è mio e, dopo vari rimbalzi più o meno trucidi, si arriva al finale che invece è di Ale.
In men che non si dica il racconto si è materializzato sul foglio ed ecco pronto “Wasabi o l’arte di infuocare”, che ci siamo divertiti un sacco a scrivere.

Sì, Nadia ha ragione, ci è piaciuto molto scrivere questo racconto. Penso che sia partito da tre idee diverse, se ricordo bene: un pilota di caccia zero, un samurai di oggi e un folle; ed effettivamente, ripensandoci, il wasabi ha dato origine ad un personaggio che a proprio modo è un samurai, molto stranito, forse fin troppo, un folle e a proprio modo un pilota. A me il Giappone piace e qualcosina la so, ma non tanto come dice Na. Mi affascinano alcune cose, tra le quali i giardini zen.
Il concetto incomprensibile, per gli italiani, del seguire i piani e l’organizzazione in modo rigoroso (in questo caso specifico maniacale), ha dato origine a un samurai con un grande senso dell’onore e del servire la causa. Ovviamente fare dell’ironia è tipico nostro, così abbiamo portato il concetto un po’ oltre, ma mai prendendoci troppo sul serio. Garantisco, però, che il finale non lo volevo scrivere, giuro, non so dove ho sbagliato… troppo tardi.
Seriamente, credo che al di là delle esagerazioni e delle note criminali, scrivere cose folli piaccia molto a Nadia e a me, quindi un tributo alla follia è anche questo racconto. Serio, ma non troppo, secondo me.



DEBORA PELIZZARI (Giappone viaggio e…)


Devo ringraziare un’altra autrice Ilaria Vecchietti, anche lei con un racconto nel libro, ha proposto il concorso e come non farlo?
Appena ho letto Giappone, non potevo rimanere indifferente!
Da sempre affascinata, seguendo manga/anime e qualcosa della vita giapponese (cibo/tradizioni), ho provato a scrivere il racconto, anche se non sono una scrittrice.
Quello che posso dire mi è venuta in mente la protagonista e questa scalinata lunga… il resto lo dovete leggere per capire dove appare questa parte.



ELENA MAULINI (Nihon)


Sono innamorata della Terra del Sol Levante, della sua lingua e cultura da che ho memoria e “Nihon”, per me, è un vero e proprio modo d'essere, di vivere, qualcosa che va al di là dei confini geografici. L’ispirazione per questo racconto è scaturita in maniera del tutto spontanea al ritorno dal mio primo viaggio in Giappone, dal desiderio e dalla necessità di voler condividere le emozioni e i pensieri che quell’esperienza mi aveva regalato. Perché Nihon, il Giappone, è un paese che richiede cuore aperto ed anima in ascolto, un viaggio che implora di prendersi il tempo per respirare.
Quando cominci a muovere i primi passi non puoi non accorgerti che, nell’infinità di piccole vie che intersecano la strada principale, puoi trovare chiassose sale gioco e antichi palazzi dall’aspetto quasi incantato affiancati fra loro in un modo quasi surreale. Ti ritrovi a camminare nel centro di Tokyo, tra luci e negozi, e ad intravedere un piccolo tempio in fondo alla via, o un ryokan (albergo tipico giapponese) con le sue pareti in carta di riso e file di ciabatte perfettamente allineate all’ingresso. Se alzi lo sguardo, gli occhi vengono rapiti dal complesso intreccio dei fili che si snodano dai pali in legno e che collegano ogni edificio di Kyoto; diventano presto familiari i luminosi e colorati distributori di bibite disseminati lungo la strada. Persino il suono insistente delle cicale estive comincerà a somigliare ad una canzone.
Familiare: è così che il Giappone diventa in poco tempo. Ti senti a casa, senza capirne il motivo.
Natsukashii è una parola giapponese che rappresenta una sensazione di nostalgia, o mancanza, che si sente per qualcosa che in realtà non si è mai visto o vissuto direttamente. Può essere un luogo, una situazione, una persona. Per me è sempre stato Nihon. È difficile spiegare come ci si possa sentire a casa in un luogo distante migliaia di chilometri e nel quale non si è mai stati prima, eppure è così.
Spero di essere riuscita, in queste poche pagine, a trasmettere almeno una piccola parte di quello che il Giappone è sempre stato per me, e a invogliarvi a lasciarvi trasportare in questa Terra, metaforicamente o di persona. Nihon vi porterà dove avevate bisogno di essere, anche se ancora non lo sapevate.



SILVIA MARIA CRIPPA (La prima veduta del Monte Fuji)


Ho passato gli ultimi quattro anni in Corea del Sud e, grazie alla vicinanza al Giappone, ho potuto fare numerosi viaggi in quest’ultimo paese. La mia regola era di andarci almeno una volta all’anno, scusa che ho sfruttato al meglio per scoprire le bellezze e la cultura del Giappone. Ad agosto dell’anno scorso sono stata per la prima volta sul Monte Fuji, obiettivo che mi ero prefissa da tempo dopo numerosi tentativi fallimentari di vedere la montagna sacra da lontano. Prendendo spunto da questa esperienza ho scritto “La prima veduta del Monte Fuji”, parlo delle mie emozioni, descrivo il paesaggio, il percorso che ho intrapreso e persino gli incontri che sono avvenuti. Non sono salita fino alla sommità, ho deciso di circoscrivere per alcuni chilometri il monte ma ho comunque in programma di scalarlo la prossima volta che andrò in Giappone. Ho diviso il racconto in tre parti che rappresentano tre momenti precisi di questa avventura, inoltre, l’unica protagonista sono io ma in realtà ho fatto questo viaggio con mia sorella minore, Sara, e la devo ringraziare perché ha accolto con entusiasmo la proposta di andare sul Monte Fuji e non mi ha lasciato sola in un momento così “importante”.



ANDREA GRECO (Piccole cose)


Il concorso mi è stato suggerito dalla mia compagna Sabrina, anche lei selezionata, ma devo ammettere che ho avuto qualche problema a trovare un tema nell’immediato, anche perché non apprezzo le cose troppo semplici che rischiano di scadere nel banale. Volevo raccontare qualcosa ma in modo particolare.
Ho lasciato vagare i pensieri per qualche giorno finché dal ribollire dell’inconscio non è rispuntato un evento curioso che mi è capitato in un piccolo santuario di Tokyo. Uno di quelli che mette alla prova le credenze di una persona tendenzialmente scettica e che ha legato quindi la magia del Giappone al mio cuore. Piccolo è il santuario, incassato tra i palazzi di cemento della metropoli, come piccoli sono i personaggi all’interno e i fatti di vita quotidiana che si verificano. Ma qualcosa di grande può essere sempre pronto a svelarsi...
Ecco l’importanza delle piccole cose e il valore che si deve imparare ad attribuire ad esse.


Non vedo l'ora di leggere gli altri racconti.
E voi lo farete?

Buona lettura!


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martedì 12 maggio 2020

Intervista all'autore... Annarita Stella Petrino

Intervista all'autore...
Annarita Stella Petrino


Buongiorno lettori,
per questa rubrica oggi vi presento Annarita Stella Petrino.

Diamole un grande Benvenuto ed eccovi l'intervista.


1 - Raccontaci di te.
Ciao Ilaria e grazie per questa bella opportunità. Nella vita sono un’insegnante di scuola primaria e insegno italiano, inglese, storia e geografia. Sono sposata da quasi 11 anni con Massimo e ho due figli, Antonio ed Ekaterina. Amo moltissimo leggere e scrivere, ma anche disegnare e cantare. Ho militato in ben due cori polifonici per diversi anni.

2 - Quando è nata la passione per la scrittura?
Avevo 13 anni ed ero una divoratrice di libri. Mia madre era abbonata a “Club per voi” una di quelle riviste che ogni mese proponevano i libri da ordinare. Sfogliandone le pagine, mi imbattei in un romanzo di Isaac Asimov “Destinazione cervello”. Rimasi folgorata dalla trama e chiesi a mia madre di ordinarmelo. Da allora ho letto tutto ciò che trovavo di lui. È stato grazie a lui che ho scoperto il genere della fantascienza e ho potuto dare una spiegazione a quella innata passione per le astronavi e i robot dei cartoni animati giapponesi. A un certo punto ho cominciato a scrivere le mie prime storie e… da allora non ho più smesso.

3 - Quali sono i libri e / o racconti che hai pubblicato finora?

Il primo romanzo arriva nel 2004 “Ragnatela Dimensionale” pubblicato con la Delos Books di Milano. È seguita una lunga pausa di riflessione, dopodiché nel ho pubblicato due raccolte di racconti e un romanzo con le Edizioni il Papavero “You God” (2013), “Racconti nascosti nei sogni” (2015) e “Immateria, al di là della matrice” (2016). Infine è arrivato il mio ultimo romanzo “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” pubblicato a ottobre 2019 dalle Edizioni Tabula Fati di Chieti.

4 - Da cosa trai ispirazione per le tue storie?
Dalla quotidianità. È mia convinzione che la fantascienza non è poi così lontana… al di là del periodo che stiamo vivendo e che sembra veramente uscito da una trama di fantascienza, mi piace vedere quello che succede nel mondo e rileggerlo in chiave fantascientifica.

5 - I personaggi sono meramente inventati o ricalcano qualche persona reale?
I miei personaggi escono dalla fantasia, ma sicuramente capita che ci metta del mio involontariamente o che, di proposito dia al personaggio delle caratteristiche particolari perché mi serve per il racconto o per il libro.

6 - Cosa ne pensi del self publishing?
È un’esperienza che ho fatto anche io, tuttavia penso che la possibilità che è stata data a tutti di pubblicare qualsiasi cosa abbia messo in circolo tante opere di scarsa qualità. Un buon libro ha comunque bisogno di un buon editing e io che sono una fan del libro cartaceo, credo che in ogni caso la presenza di un editore sia una marcia in più.

7 - Se a tua volta sei un autore self curi da solo ogni fase di pubblicazione o ti avvali di qualche collaboratore (esempio: agenzie letterarie, correttori di bozza, illustratori, ecc.)?
Domanda non risposta in quanto l'autrice non è un'autrice self.

8 - Cosa ne pensi delle case editrici a pagamento?
Sono l’esperienza più brutta che possa capitare a uno scrittore esordiente, non solo per il fatto che spillano soldi, ma proprio perché si prendono giochi dei sogni altrui.

9 - Ultimamente stai lavorando a qualche nuova opera?
Sto scrivendo un racconto che sarà uno spin-off del romanzo “Quando Borg posò lo sguardo su Eve”, il che però mi ha dato l’idea per un possibile seguito del romanzo stesso.

10 - Come concili la passione per la scrittura con la vita personale e quotidiana?
Ti dirò prima di avere una famiglia avevo molto più tempo libero da dedicare alla scrittura e alle mie passioni. Poi sono arrivati i figli e tra loro e il lavoro, devo veramente lottare per avere un po’ di tempo. Ma non mi lamento, perché alla fine riesco a farci uscire tutto.

11 - A quale autore / autrice ti ispiri, se ti ispiri?
Il mio mentore è stato Isaac Asimov e credo che sia rimasto tale per tutti questi anni. Ho talmente amato la sua narrativa tanti anni fa che il mio stile ha finito col risentirne.

12 - Qual è il tuo libro preferito?
“Io robot” di Isaac Asimov.

13 - Cosa ne pensi del mondo dell’editoria in generale?
Vorrei che si tornasse a prediligere la qualità piuttosto che l’aspetto commerciale. Sento troppo spesso parlare di libri e autori in riferimento a quanto fanno guadagnare. La grande editoria, purtroppo, funziona così.

14 - Dove possiamo contattarti (e- mail, pagine social, blog personale, ecc.)?
Sui social, come Facebook, Instagram e Twitter.
Vi invito anche sul mio blog https://petrinoscifi.wordpress.com
Qui trovate il primo capitolo del mio romanzo scaricabile gratuitamente.


Grazie infinite Annarita per aver accettato questa intervista. Ne sono proprio contenta e sì, anche per me la scrittura porta via tanto tempo, ma si riesce alla fine fare un po' tutto.
Spero che sia piaciuta anche a voi e fatemi sapere se conoscevate questa brava autrice e se avete letto i suoi libri.


Buona lettura!