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Ilaria Vecchietti, autrice del racconto "L'ultima chance...", e dei romanzi fantasy "La Libertà figlia del Diavolo", "L'Isola dei Demoni" e "L'Imperatrice della Tredicesima Terra". E altri racconti pubblicati in raccolte.
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lunedì 11 novembre 2019

IO, E' UN ALTRO di OMAR SORIENTE

IO, E' UN ALTRO
di
OMAR SORIENTE


Genere: romanzo narrativa / introspettivo

Edizione: Edizioni Ensemble (2018)


Buongiorno lettori,

vi siete mai resi conto che non si "vive" la vita, ma si può dire che si "sopravvive"?
Io stessa è un periodo che sto meditando molto su questo concetto, su come sto vivendo, quello che sto facendo e quello che farò in futuro, che sia un futuro a breve o a lungo raggio.
Vi siete mai fermati anche voi per un momento a riflettere? Penso che prima o poi tutti si stacchino dal tram tram quotidiano, si fermano e si siedono un attimo a riflettere, a fare il punto della situazione, a capire chi siamo, cosa vogliamo dalla vita, da noi stessi, dal futuro.
Stefano, il protagonista di questa storia, è nella medesima situazione, ma molto più complessa.
Dopo un'escursione in montagna, come tante altre volte, visto che adora camminare per i sentieri, immerso nella natura, lontano dalla vita quotidiana, torna a casa normalmente. Ad aspettarlo un fatto sconcertante. Un individuo identico a lui.
Quest'uomo non solo gli assomiglia fisicamente, ma si comporta esattamente come lui. Va al lavoro, cena con i suoi genitori, reagisce proprio come lui.
Altro fatto strano: sembra non accorgersi della presenza di Stefano. E le altre persone sembrano non accorgersi di Stefano.
Cosa sta succedendo?
Questo fatto però porta il protagonista a riflettere sulla sua vita, come se la guardasse dall'esterno, come se osservasse la vita di un'altra persona. Sono molti i pensieri e le verità che scoprirà.
Un romanzo davvero toccante, che fa riflettere sulla vita in generale, ma anche sulla vita propria. Non sempre riusciamo a capire come sta andando avanti la nostra vita, assorbiti dal lavoro, dalla quotidianità. Non ci fermiamo mai abbastanza per riflettere e accorgerci delle piccole cose, della bellezza del mondo e della vita. L'intento di questa storia è proprio farci capire che c'è molto di più da scoprire nella vita, che dobbiamo guardare oltre...
La storia è intrigante e misteriosa, perché non subito si capisce il messaggio dell'autore, ma ci si domanda solo cosa sta succedendo, dopodiché i pensieri del protagonista prendono il sopravvento, portando il lettore in un lungo percorso interiore.
Essendo un romanzo introspettivo, il protagonista è molto ben descritto psicologicamente e le emozioni che suscita sono molto reali e toccanti, che giungono dritte dritte al lettore. Gli altri personaggi (e sono pochissimi) fanno solo da contorno alla storia, per far capire al protagonista come sta conducendo la propria esistenza.
Le descrizioni dell'ambiente e delle emozioni del protagoniste sono perfette, in grado di far immedesimare il lettore nella sua situazione.
Un romanzo straordinario che consiglio a tutti... e soprattutto consiglio di viverla la vita!
Ringrazio molto l'autore per avermi fatto conoscere la sua storia.



Buona lettura!


VOTAZIONE

TRAMA           
PERSONAGGI
COPERTINA   
TITOLO           
SINOSSI         


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venerdì 21 giugno 2019

Segnalazione: Satyrandroide di Gianpaolo Roselli

Segnalazione:

Satyrandroide

di

Gianpaolo Roselli


Buongiorno lettori,
oggi vi segnalo il romanzo "Satyrandroide" di Gianpaolo Roselli, edito Edizioni Ensemble.

Prima di scoprirlo vi lascio una curiosità: "Dal giorno della pubblicazione l'autore pubblica settimanalmente dei brevi interventi in cui parla di luoghi, libri, canzoni, film e quant'altro che in qualche modo è connesso col romanzo. In quanto presente nella storia narrata o semplicemente come motivo di ispirazione. Questi interventi possono essere letti su facebook con l'hastag #tralapennaeilcalamaio (o semplicemente #satyrandroide) o sul blog gianpaoloroselli.blogspot.com"


Biografia:
Ama da sempre inventare storie, raccontarle, evocarle. I racconti, qui sotto menzionati, sono usciti su diverse riviste letterarie nazionali, come Toilet, Inutile Opuscolo Letterario, Atlantidezine, e su antologie come Racconti d'Estate della Ensemble.
E' cresciuto a pane, Poe e Dylan Dog, ma se deve citare stelle che, più di tante altre, gli hanno indicato il cammino come autore, direbbe Marquez, Hugo e Calvino. Al posto della Bibbia metterebbe l'Odissea. Ha lavorato per testate giornalistiche locali e universitarie, ho scritto di heavy metal per Lumeen.it e Satyrandroide è il suo primo romanzo.
Per vivere ha svolto sempre diversi lavori, ma questa è un'altra storia.

Blog:

Principali pubblicazioni

Tipologia
Antologia tematica di racconti a tema Estate
Nome / editore
Racconti d’estate / Ensemble Edizioni
Numero e Anno
2018
Titolo racconto
L’ultimo Cantastorie della Baia
Sito

Tipologia
Antologia Tematica di racconti a tema “Inizio Anno”
Nome / editore
Atlantidezine / Rivista on line Atlantidezine Tesori sommersi
Numero e Anno
2013
Titolo racconto
La Guerra in Testa
Sito

Tipologia
Rivista Letteraria
Nome / editore
Inutile Opuscolo Letterario / Inutile Ass. Culturale
Numero e Anno
46 / luglio 2011
Titolo racconto
Il Minotauro
Sito

Tipologia
Rivista Letteraria
Nome / editore
Toilet / 80144 Edizioni
Numero e Anno
17 / Novembre 2009
Titolo racconto
Pensieri di un povero Caronte
Sito





Genere: romanzo fantascienza
Editore: Edizioni Ensemble
Data di pubblicazione: 8 febbraio 2019
Numero pagine: 368
Prezzo cartaceo: 13,60€
Link per l'acquisto su Amazon: 






Sinossi:
Il mio nome è Nessuno e la storia che mi appresto a raccontarvi è quella di un Ulisse, uno dei tanti, e del suo viaggio che, seppur contro la propria volontà, intraprese in un mondo molto lontano da casa sua, o da ciò che ne rimaneva. Incontrò tante persone e con esse le loro storie. È di lui e di tanti altri che qui racconteremo, ma prima di iniziare è necessario che metta in chiaro una cosa: io e Ulisse non siamo la stessa persona.

Che cosa significa "essere vivi"? Qual è il confine tra la vita e la non vita? I protagonisti di questa storia sono androidi. Che provano emozioni. Eppure sono fuori dal circuito vita: sono macchine e le macchine, si sa, non provano emozioni. "Satyrandroide" è la storia di un viaggio che inizia nelle profondità dello spazio e continua per le colline e i borghi del Mezzogiorno; è la storia di Ulisse, ma anche di Beowulf e di Charlot, e di tanti altri androidi, che per salvarsi - ognuno dalle proprie sofferenze - provano la loro capacità a essere vivi, sfidando quel confine sottile che separa la vita dalla non vita. Nel farlo porteranno a galla il complicato e controverso rapporto che lega gli androidi agli umani, visti - a torto o a ragione - come modelli di perfezione a cui tendere. C'è in gioco, il riconoscimento di una loro, propria, "umanità".


Vi lascia con un estratto, il prologo e parte del primo capitolo:
Prologo
Il mio nome è Nessuno e la storia che mi appresto a raccontarvi è quella di un Ulisse, uno dei tanti, e del suo viaggio che, seppur contro la propria volontà, intraprese in un mondo molto lontano da casa sua, o da ciò che ne rimaneva. Incontrò tante persone e con esse le loro storie. È di lui e di tanti altri che qui racconteremo, ma prima di iniziare è necessario che metta in chiaro una cosa: io e Ulisse non siamo la stessa persona.


PARTE 1: IL RAPIMENTO

1
Questa storia inizia nell’emisfero nord della Terra, a sudovest della penisola italiana, dove la punta dello stivale e la Sicilia si guardano senza toccarsi. Precisamente in una palazzina bianca come il sale che sembra galleggiare sull’acqua. La prima volta che Ulisse l’aveva vista si era spaventato e aveva impiegato un bel po’ a metterci piede. Ce ne erano volute di rassicurazioni per convincerlo. Gli avevano detto infatti che si trattava di una casa turistica, come tutte le altre che si affacciavano sul mare, e in quanto tale aveva ospitato centinaia di persone senza che si fosse mai verificato un incidente. Gli avevano detto che in estate la affittavano a costi elevatissimi e che ciò nonostante i clienti facevano salti mortali pur di accaparrarsela. In inverno invece rimanevano vuote e allora le affittavano per due soldi a pescatori o a lavoratori stagionali come lui.
Ora era lì, seduto al tavolo, intento a fare colazione. Guardava il mare oltre la finestra e le onde che si alzavano minacciose come per travolgerlo. Ormai ci aveva fatto l’abitudine
e quello spettacolo non lo impressionava più. Terminò la colazione, accese il tablet e, quando fu pronto, cliccò il pulsante della registrazione. Comparve il suo viso e al centro
la scritta rossa «REC»:

«Ciao Margherita» prese a dire «Ti chiedo scusa se non mi sono fatto sentire in questi giorni. Sai, tra una cosa e l’altra, finisci che di ogni giorno ti rimane poco tempo. La verità
è che sono anche questi affari a scoraggiarmi. Insomma lo sai bene: non mi ci trovo a parlare davanti a questi cosi. A volte penso che sono poco abituato alla tecnologia e questo, lo so, è il colmo per uno come noi. A proposito di colmi, sapessi quante ne dicono sul nostro conto…

Ad ogni modo, sto bene. Cioè me la sto cavando. Non fare caso a me adesso, mi sono appena svegliato e fuori c’è una mezza bufera. Che dirti? Il lavoro è strano. Metto timbri,
riempio registri, talvolta con nomi impronunciabili, sistemo documenti e cose simili. Mi vien da pensare spesso che le persone mi passano davanti come numeri, pratiche, pezzi di carta e, francamente, mi chiedo se è proprio quello che vi auguravate che io facessi quaggiù. Ad ogni modo ci devo rimanere ancora dieci mesi e perciò è bene che mi faccia piacere quello che faccio. I colleghi sono tutto sommato gentili, anche se spesso sembrano indifferenti alla mia presenza. Non ho nessun tipo di problema, a parte il fatto che non ho legato con nessuno. Chissà, forse è solo un problema mio su cui dovrò
lavorare. Anzi, ne sono sicuro.
A te come va? E in comunità che si dice? Dai, raccontami un po’ di cose, fammi sentire meno lontano. Okay, ora devo chiudere se non voglio perdere il pullman. Ciao. Ti voglio
bene».

Ulisse, come tutti i giorni negli ultimi due mesi, si diresse alla fermata per prendere il suo pullman. Mostrò distrattamente il tesserino dell’abbonamento all’autista, il quale non lo degnò di uno sguardo, e raggiunse il solito posto, davanti all’uscita posteriore, vicino al finestrino. Solo lui poteva sapere quanto fosse importante avere nelle vicinanze una via di
fuga. Iniziò così a scorrere il solito paesaggio, come un vecchio film. Sopra, i nuvoloni minacciavano la pioggia. Sotto, le spiagge si allungavano piatte e deserte, o abitate al massimo da qualche passeggiatore solitario col proprio cane. Appena oltre, il mare si estendeva fino quasi a confondersi col cielo. In direzione del porto di Villa San Giovanni il paesaggio cambiava, capannoni vecchi e squadrati che sembravano essere lì appositamente per impedire la vista del mare. Quando il pullman prese a costeggiare il porto, Ulisse si accorse che il film non era più lo stesso. Iniziò a scorgere le prime camionette della polizia parcheggiate sul lato opposto della strada, tanti poliziotti appostati ovunque, alcuni con fucili spianati e altri intenti a comunicare alla ricetrasmittente. A
mano a mano che il pullman procedeva, il numero di poliziotti si infittiva sempre più fino ad assumere, proprio in prossimità della sua fermata, le sembianze di un vero e proprio campo di battaglia. Alcune volanti erano ferme quasi in mezzo alla strada con i lampeggianti accesi; i poliziotti, accompagnati da robusti pastori tedeschi, sostavano davanti all’ingresso del porto perquisendo chiunque passasse da lì; su,
nel cielo, un paio di elicotteri roteavano circoscrivendo l’area.

Scese dal pullman con addosso l’attenzione di un poliziotto che poco più in là sostava con lo sguardo nascosto sotto gli occhiali da sole. Fuori dal mezzo tutto gli sembrò ancora più grave come se, tra un battito di ciglia e l’altro, i poliziotti si fossero moltiplicati. Più in là, alla sua destra, laddove un enorme cartellone sormontava la strada indicando l’imbarco per Messina, due pattuglie della polizia sostavano con armi alla mano e altri pastori tedeschi dalla lingua penzolone. S’incamminò verso l’ingresso dei dipendenti, per poi
mettersi in coda e guadagnare lentamente la soglia. Quando venne il suo turno un poliziotto gli chiese i documenti. Un altro si fece avanti ordinandogli di alzare le braccia e divaricare le gambe. Fece come gli venne ordinato: uno lo perquisì, l’altro controllò i documenti. Quando finirono riprese il cammino quotidiano varcando la soglia dell’area portuale. Proprio qui i soliti guardiani, che in genere se ne restavano tutto il giorno a parlicchiare con l’amico di turno o a salutare qua e là, ora sembravano dei gendarmi esemplari, con un’espressione ligia e autoritaria mai vista prima. Un elicottero passò sopra la sua testa facendo un baccano infernale. Svoltò l’angolo e scorse finalmente la sua palazzina, poco più che un rudere squadrato e grigio. Mai era stato così felice di vederlo. Accelerò il passo, guadagnò l’ingresso ma fu costretto a fermarsi per via della porta chiusa. Da quando era lì mai l’aveva trovata chiusa. Suonò il campanello.
«Chi è?» fece una voce severa.
«Sono Ulisse».
«Chi?».
«Quello del servizio civile…».
«Ah sì».
Un rumore metallico sentenziò lo sblocco della porta.
Entrò, ma si fermò appena oltre la soglia. Al posto di un salone sempre deserto con al centro un grande tavolo ovale, cinto da una fila di sedia, ora c’era una marmaglia di persone avvolte in tute e maschere bianche. Restò impietrito con l’impressione di aver sbagliato posto, fino a quando non scorse Mario. Armeggiava con una maschera che probabilmente avrebbe indossato di lì a poco. Questi lo vide e gli fece cenno di avvicinarsi. Attraversò il salone, zigzagando tra tute bianche e sguardi sconosciuti. Stava per chiedergli cosa diavolo stesse accadendo ma lui lo anticipò.
«L’inferno ragazzo!».
«Che significa?».
Mario gli fece cenno di seguirlo.
Salirono le scale fino al primo piano per poi imboccare il solito claustrofobico corridoio fino al suo ufficio. Si portarono davanti alla vetrata che dava sul mare e da lì vide un serpentone di caschi blu lungo la spiaggia, al di là della fila di camionette.
«Gaia Puttana!» fece lui «Sembra di essere tornati in guerra…».
«In parte è così… hai sentito quello che è successo, no?».
Ulisse lo guardò spiazzato: «Non so niente!».
«In TV?».
«Non ho la TV».
«Su qualche giornale, su internet?».
«Li ignoro di proposito».
«Beh un casino» disse stropicciando la maschera tra le mani «Ieri c’è stata una guerriglia giù a Mazara, in Sicilia. I detenuti del centro di permanenza si sono rivoltati. Hanno forzato le uscite, sono evasi e hanno messo a ferro e fuoco mezzo paese. Ci sono state sparatorie, incendi, furti e, a quanto pare, anche morti. Ho visto certe immagini… un inferno! Insomma, molti dei rivoltosi l’hanno fatta franca e sono fuggiti. Si pensa che proveranno ad attraversare lo stretto per poi fuggire a nord del continente».
Ulisse tornò a guardare il mondo appena fuori la vetrata. La strada stracolma di camionette e volanti, le centinaia di poliziotti, armati fino ai denti, sparsi per la spiaggia. Più in là vide le imbarcazioni delle guardie costiere al largo, che si susseguivano una dopo l’altra fino quasi alla sponda sicula. Su, invece, i soliti elicotteri.
«Ma chi l’ha detto che proveranno proprio da qui. Potrebbero proseguire a largo e poi raggiungere la prima costa…».
«Le acque, come i cieli, sono più presidiati della terra. Ogni minima imbarcazione o bagnarola è intercettabile da radar, elicotteri, navi, satelliti, eccetera. Qualsiasi fuggitivo
lo sa e preferirebbe rischiare il tutto per tutto attraversando lo stretto, per quanto sia difficile, anziché andare a largo ed essere intercettato al cento per cento. Ognuno di loro sa che con un po’ di fortuna raggiungerebbe la sponda opposta e una volta sulla terraferma sarebbe più facile nascondersi e avanzare verso nord».
«Mario sei pronto?» irruppe una voce alle loro spalle.
Ulisse e Mario si voltarono. Un tizio completamente infagottato nella sua tuta bianca sostava sull’uscio.
«Si va?».
«Pare ci siano movimenti dell’altra parte. Dobbiamo muoverci».
«Dove andate?» gli chiese Ulisse.
«Giù» fece Mario scrollando le spalle «A dirigere le operazioni di sbarco qualora dovessero spingersi fin qui…».
All’improvviso vide comparire sul suo viso un inaspettato sorriso, uno di quei sorrisi che non sono certo di gioia.
«Tu chiaramente sei dispensato…» continuò «Stagisti e non strutturati sono fuori da tutto questo» posizionò la maschera sulla bocca e riprese a parlare ma con una voce tappata
«Non sai quanto vi invidio in queste occasioni». Detto questo si voltò e guadagnò l’uscita dall’ufficio.
«Ma io che faccio?».
Mario si voltò appena oltre l’uscio: «Goditi lo spettacolo». Dopo di che scomparve oltre l’angolo.
In un istante piombò il silenzio e di tutte quelle persone che l’avevano affollato rimasero soltanto le orme di polvere e sabbia lasciate sui pavimenti. Si affacciò alla vetrata e scorse
l’esercito di tute bianche attraversare la strada e portarsi dritto sulla spiaggia, mischiandosi ai poliziotti. Guardò più in là, oltre la spiaggia, nel mare presidiato dalle motovedette. Appena oltre la Sicilia che emergeva dal mare come un gigantesco guscio di tartaruga.
Tirò fuori dalla tasca il cellulare, si connesse alla rete per poi digitare la parola chiave: Guerriglia di Mazara. Comparve una schiera di titoli che echeggiava quanto aveva appena

scritto. Cliccò sulla prima voce:

Molto interessante.
Lo leggerete?

Buona lettura!