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Ilaria Vecchietti, autrice del racconto "L'ultima Chance...", e dei romanzi fantasy "L'Isola dei Demoni" e "L'Imperatrice della Tredicesima Terra".

venerdì 26 aprile 2019

Segnalazione: Prairie Dogs Cani della prateria di Luca Serra

Segnalazione:
Prairie Dogs
Cani della prateria
di
Luca Serra



Buongiorno lettori,
vi segnalo un nuovo romanzo di Luca Serra: "Prairie Dogs. Cani della prateria".
Luca Serra lo avevamo già conosciuto per "Il sole in polvere".


Biografia:
Luca Serra nasce a Varese il 19 ottobre 1987. In un giorno di noia, nel gennaio 2008, comincia a scrivere un romanzo senza avere la benché minima idea della trama. Da quel momento si appassiona alla scrittura e si dedica a racconti brevi di genere fantastico e horror.
Nel 2010 viene premiato al concorso letterario “Due campanili” presso il museo MAGA di Gallarate e un anno dopo pubblica il racconto “Rosso pagliaccio” con “I Sognatori Editore”. Da quel momento si dedica alla stesura di due romanzi di genere fantastico, ma ben presto si innamora dei romanzi di formazione e nel 2015 inizia la stesura de “Il sole in polvere”. Prairie Dogs / Cani della prateria è il suo secondo romanzo.
Adesso vive a Edimburgo e lavora come insegnante. Ha un debole per gli sbandati, come i personaggi di Eureka Street e Trainspotting, e vorrebbe offrire un whisky e soda a Holden Caufield. A volte esagera con gli aggettivi.

Pubblicazioni:
  • 2011 – Rosso pagliaccio – I sognatori editore (racconto breve)
  • 2013 – L'anno di Najabu – Watson edizioni (racconto breve)
  • 2014 – Variazione 5 – I sognatori edizioni (racconto breve)
  • 2016 – L'assenzio – Esescifi (racconto breve)
  • 2017 – Il sole in polvere – 96, Rue de la Fontaine Edizioni
  • 2018 - Prairie Dogs / Cani della prateria - Gonzo editore


Genere: romanzo fantasy / romanzo di formazione
Editore: Gonzo Editore
Data di pubblicazione: 10 maggio 2018
Numero pagine: 219
Prezzo cartaceo: 15,00€
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Sinossi:
Dominic Garland, eremita e inventore mezzo pazzo, è sparito dalla sua casa di Palomin, South Dakota, più di cinquant'anni fa, senza lasciare traccia. Il suo segreto scuote la routine di Nick Freeman, ex chitarrista punk in fuga dal passato, e da poco ritornato a Palomin in cerca di pace. Quando Nick entra nel solito Saloon, una sera come tante, avviene l'incontro che gli cambierà il destino, e lo porterà sulle tracce dell'inventore scomparso. "Vecchio mio, da molto tempo mi domando: è possibile vivere con un segreto così?"



Eccovi anche degli estratti:
La casa che Colin voleva esplorare, con una furtiva irruzione, era appartenuta a Dominic Garland, astrofisico, scienziato, matematico e presunto inventore. Presunto, poiché nessuno a Palomin (né altrove) aveva mai visto una sua invenzione o qualcosa che si potesse chiamare tale. Dopo la laurea, si era dedicato all’insegnamento della matematica in una scuola superiore di Rapid City. Dieci anni più tardi, nel 1950, aveva mollato la lavagna e si era trasferito in una vecchia casa di Palomin. Aveva abbandonato un lavoro gratificante, una cattedra sicura e una città in rapida espansione, per inaugurare una nuova vita nella sonnolenta Palomin. Tutto perché non poteva concentrarsi in città. Aveva bisogno di un luogo tranquillo per dedicarsi a progetti molto importanti. Non rivelava mai niente a nessuno, nemmeno ai familiari. Ma amava ripetere “progetti molto importanti”.
Quasi tutti lo avevano preso per pazzo. In breve tempo si isolò, rintanandosi nella sua nuova-vecchia casa giorno e notte. Non partecipava alle iniziative cittadine, né alle ricorrenze. E non era neppure tipo da Saloon, essendo poco avvezzo all’alcol, alle chiacchiere, o al gioco d’azzardo. Si spostava solo per lo stretto indispensabile, spesa, banca, barbiere (ma solo nei primi anni di permanenza), posta, e negozi per il fai-da-te. Niente auto, si muoveva solo a piedi. Per molti a Palomin era solo un fannullone. E con il passare del tempo, le dicerie su Dominic Garland si trasformarono in congetture fantasiose. In pochi mesi, la sua figura eremitica assunse connotati da leggenda e gli abitanti di Palomin si schierarono in due fazioni: chi pensava fosse un folle, chi un genio visionario.

Ora, mentre un punk, un tecnico informatico e un giovane ereditiere discutevano al tavolo del Bighorn Saloon, ricorreva il cinquantaquattresimo anniversario dalla scomparsa di Dominic Garland. Scomparsa, nel vero senso della parola, poiché la morte era solo una supposizione.
Garland fu visto per l’ultima volta la mattina del 7 marzo 1958. Affacciandosi alla finestra di casa, aveva accennato un saluto indolente al sindaco Drummond, a passeggio con il suo pastore tedesco e l’immancabile fiaschetta di bourbon. Da quel giorno, nessuno ebbe più sue notizie.
L’inventore si era volatilizzato.
Quattro giorni dopo, la sorella Karen si recò a Palomin. Era sua abitudine fare visita al fratello ogni fine settimana, ma quella volta aveva deciso di anticipare i tempi. Arrivò intorno alle sette di sera, giusto per l’ora di cena. Il buio si era infittito nel tragitto da Rapid City a Palomin, e prima di bussare alla porta, Karen aveva potuto ammirare la notte stellata che solo i paesi di campagna sanno offrire, un’immensa e densa zuppa scura con spezie colorate e scintillanti, nella quale si può ancora intravedere la traccia curva del passaggio di un cucchiaio.
La donna bussò a lungo, aumentando d’intensità dopo ogni pausa. Non ricevendo risposta, un brivido inquieto s’insinuò in lei. A quel punto, abbassò la maniglia e scoprì che la porta era aperta. Tutto ciò non le piaceva affatto, difficile credere che Dominic fosse uscito dimenticandosi di chiudere a chiave. Forse si era addormentato, forse aveva avuto un malore. Ogni volta che Karen lo incontrava, sembrava più stanco della volta precedente. Da buona sorella un po’ mamma, gli aveva suggerito di farsi visitare da un dottore, ma era stata liquidata senza tanti complimenti.
Appena mise piede nella casa avvolta nel buio della sera, la semplice inquietudine lasciò posto a un cupo presentimento.
Qualcosa di brutto era accaduto a suo fratello. Lo sentiva.
Aveva invocato il suo nome?
Aveva ricevuto in cambio solo un’eco?
Oppure era scappata con lui da qualche parte? E perché?
Nessuno lo sapeva. Anche Karen si volatilizzò. Non fece più ritorno a casa, nemmeno anni dopo.
L’anziana madre di Karen e Dominic, costretta sulla sedia a rotelle per un femore rotto, allertò la polizia. Non riceveva notizie dei figli da tre giorni.
E anche per il capo della polizia, Bill Swan, era stato un viaggio di sola andata.
Lo avevano visto uscire dalla stazione di polizia un pomeriggio come tanti, ma nessuno lo aveva visto rientrare.
Aveva parcheggiato all’imbocco della strada sterrata che conduce alla casa, poi vi era entrato e mai uscito.
Sembrava che quella vecchia casa fagocitasse i suoi visitatori, una vecchia casa, sì, ma per niente stanca. Anche nel caso di Swan, i dubbi e gli interrogativi conducevano a una quantità quasi infinita di ipotesi. Aveva rinvenuto i cadaveri di Dominic e Karen Garland? E cosa ne aveva fatto? Si era bevuto un caffè nel salotto di una casa vuota? Oppure, anche lui era fuggito senza avvertire la sua famiglia?
Risolvere il mistero delle scomparse a catena, tutte assurdamente legate alla casa di Garland, era toccato ad Arthur Savage, ufficiale della polizia e spalla destra del capo.
- E poi era sparito pure lui, giusto? - lo incalzò Laurie, svogliato. Colin schioccò le dita e scolò la birra con un sorso avido - Anche lui ha messo il naso nella casa e non ne è più uscito.
Attese uno straccio di risposta ma lesse sui loro volti solo tanta noia e disinteresse. Prese a inspirare forte dal naso, le narici si dilatavano e rumoreggiavano, segno che si stava innervosendo. Nick sembrava assorto in pensieri senza logica, occhi assonnati, testa bassa e sguardo vacuo. Si aveva il sospetto che fosse assente da parecchio tempo. E invece era solo sbronzo. Quel tipo di sbornia deprimente che ti rammollisce. Laurence, invece, conosceva la storia di Dominic Garland da almeno quindici anni.
Aveva dimenticato alcuni pezzi, sfumature di colore che Colin conosceva per filo e per segno, ma gli dava corda solo per evitare scomodi silenzi.
- Si diventa matti a pensarci, non è vero?



Molto interessante... non trovate?

Buona lettura!

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