Segnalazione:Perdonami, perché ho peccato
di
Isabel Marquez
Isabel Marquez
Buongiorno lettori,
Carmine Cantile, architetto casertano con la passione per il weird, ha al suo attivo svariati racconti di genere prevalentemente horror che gli sono valsi pubblicazioni in antologie di autori vari, alcuni dei quali reperibili sui principali store digitali.
Grande appassionato della narrativa fantastica del novecento, in particolare della produzione di H.P. Lovecraft e di E.A. Poe, e contemporanea, l'autore spera, un giorno, di riuscire a scrivere un thriller psicologico surreale che, al momento, rimane confinato nelle sue fantasie.
Carmine Cantile, architetto casertano con la passione per il weird, ha al suo attivo svariati racconti di genere prevalentemente horror che gli sono valsi pubblicazioni in antologie di autori vari, alcuni dei quali reperibili sui principali store digitali.
Grande appassionato della narrativa fantastica del novecento, in particolare della produzione di H.P. Lovecraft e di E.A. Poe, e contemporanea, l'autore spera, un giorno, di riuscire a scrivere un thriller psicologico surreale che, al momento, rimane confinato nelle sue fantasie.
Giuseppe Berti è laureato in Architettura, vive a Pisa e lavora all'Università di Firenze. Fra i suoi vari interessi spiccano la matematica, la fisica relativistica e quantistica. Ma anche la storia delle tecnologie antiche e la letteratura fantascientifica. I suoi autori preferiti da sempre sono Verne e Wells ed è appassionato cultore della saga sherlockiana e del genere Steampunk, essendo affascinato dalle macchine a vapore fin da piccolo.
“Un episodio incredibile accadde in quel periodo, che vide coinvolta la mia persona sotto certi aspetti della vita che scatenano sentimenti forti e passioni violente che scuotono come tempeste il mondo interiore.” Che cosa succede al dottor Watson? Può una giovane donna, conosciuta in una strana circostanza, scatenare un cataclisma nell’animo dell’insostituibile aiutante di Holmes? Chi è davvero costei? E che cosa ha a che vedere con una bambola meccanica scomparsa dal South Kensington Museum di Londra?
Francesco Corigliano (Vibo Valentia, 1990) è docente di italiano, storia e geografia nella scuola media. Nel 2013 si è laureato in Filologia Moderna con una tesi dedicata ai racconti del terrore, mentre nel 2019 ha conseguito un Dottorato di Ricerca con un lavoro sulla letteratura weird. Ha pubblicato diversi articoli di critica letteraria dedicati al fantastico, in raccolte e riviste specializzate. Nel 2015 con il racconto Ex machina (Hypnos 5, 2015; Strane Visioni, 2016) si è classificato al primo posto al Premio Hypnos, concorso in cui negli anni successivi è stato più volte finalista. Nel 2018 è stato vincitore della XIV edizione del concorso NASF, dedicato ai racconti di fantascienza e finalista nella XXIV edizione del Trofeo RiLL. Nel 2019 esce per Kipple nella collana K_Noir la sua prima antologia personale Malasacra, a cura di Danilo Arrigoni.
L'anziano sacerdote Gregorio ascolta la turbata confessione di un suo parrocchiano: una strana storia riguardante una scatola, un libro e un bizzarro teschio ritrovati all’interno di un antico convento. È l'inizio di un'indagine che scava nel tempo, sulle orme di una suora vissuta secoli prima, di un suo pellegrinaggio di espiazione a Gerusalemme, e di una cripta sepolta tra le sabbie. Un percorso nel passato che rivela lentamente, come polvere che scivola via da uno scrigno, i contorni di un disegno inquietante e oscuro, un retaggio soprannaturale che affiora nel presente.
Henry S. Whitehead nacque a Elizabeth, nel New Jersey, il 5 marzo 1882 e a 24 anni si laureò alla Harvard University, con Franklin D. Roosevelt. All'Università di Harvard diresse una rivista democratica e fu commissario di atletica leggera poi, nel 1912 divenne diacono. Dopo un breve servizio religioso a New York nella Chiesa di Santa Maria Vergine partì per le Isole Vergini ove dal 1921 al 1929, rivestì la carica di arcidiacono. Fu in quel periodo sull'isola di St. Croix che Whitehead raccolse il materiale che avrebbe usato nei suoi racconti del soprannaturale. Amico di H.P. Lovecraft, Whitehead pubblicò racconti dal 1924 in poi su varie riviste pulp come Adventure, Black Mask, Strange Tales, ma soprattutto su Weird Tales. Molti dei racconti di Whitehead sono ambientati nelle Isole Vergini e attingono alla storia e al folklore della zona. Dopo il peridio caraibico Whitehead si trasferì a Dunedin, in Florida, come rettore della Chiesa del Buon Pastore. H.P. Lovecraft nel 1931 andò a trovarlo in quel di Dunedin e rimase ospite a casa sua per diverse settimane in cui probabilmente i due scrissero alcuni racconti. Whitehead morì nel 1932, ma pochi dei suoi lettori lo seppero fino a quando un annuncio e una breve biografia scritta da H.P. Lovecraft, non apparvero sul numero di marzo 1933 di Weird Tales. Whitehead ebbe il merito principale di introdurre il vudù nella cultura popolare, attraverso i suoi racconti. Lovecraft nel suo In Memoriam: Henry St. Clair Whitehead espresse viva ammirazione per i suoi testi, descrivendoli come “racconti weird sottili, realistici e silenziosamente potenti”.
Howard Phillips Lovecraft è il padre più famoso del genere weird. Nato a Providence il 20 agosto del 1890 e morto a Providence il 15 marzo del 1937 ebbe una vita breve che qui, è impossibile riassumere, compito altrettanto improbo è elencare le sue opere che ancor oggi influenzano gli scrittori horror occidentali. Il Richiamo di Cthulhu, Dagon o Ombre su Innsmouth sono i racconti più aderenti a questa collana, ma molti altri suoi capolavori – come Il Caso di Charles Dexter Ward, Il Modello di Pickman, La Dichiarazione di Randolph, Alle Montagne della Follia e L’orrore di Dunwich — sono considerati classici ineguagliati.
Le sillabe trascritte da Meredith non trovavano alcuna corrispondenza in nessuna lingua conosciuta, fosse essa antica o moderna. Non erano neppure giapponese. Una volta usciti i professori, Meredith e lo psichiatra si rimisero nuovamente a esaminare gli appunti. Meredith aveva scritto: “I, I, I, I;-R’ly-eh!-Ieh nya, -Ieh nya; -zoh, zoh-an-nuh!” Soltanto un gruppo di termini sembrava formare parte di un discorso continuo o una frase, fra quelli che Meredith era stato in grado di trascrivere: “Ióth, Ióth,—natcal-o, do yan kho thútthut.”
In appendice la lettera in cui Lovecraft parla della collaborazione al racconto.