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Ilaria Vecchietti, autrice del racconto "L'ultima chance...", e dei romanzi fantasy "La Libertà figlia del Diavolo", "L'Isola dei Demoni" e "L'Imperatrice della Tredicesima Terra". E altri racconti pubblicati in raccolte.

giovedì 22 ottobre 2020

Segnalazione: Spettri di frontiera di Ambrose Bierce

Segnalazione:
Spettri di frontiera

di
Ambrose Bierce



Buongiorno lettori,
peAdiaphora Edizioni vi segnalo la raccolta di racconti "Spettri di frontiera" di Ambrose Bierce.


Biografia:
Ambrose Bierce è stato un soldato, giornalista, scrittore, favolista e autore di satire americano. Scrisse numerosi racconti brevi e redasse un dizionario satirico, Il Dizionario del Diavolo. La sua veemenza come critico, il suo motto “nulla ha importanza” e la visione beffarda della natura umana che pervade le sue opere gli valsero il soprannome di “Implacabile Bierce”. Malgrado la reputazione di critico feroce, era noto per incoraggiare molti scrittori più giovani. Adottò uno stile narrativo inconfondibile, che spesso include un brusco esordio, immagini cupe, vaghi riferimenti al passato, descrizioni scarne, eventi impossibili e il tema predominante della guerra.

Nel 1913 partì per il Messico, allora sconvolto dalla rivoluzione, e di lui si perse ogni traccia.



Genere: 
raccolta di racconti
Editore: Adiaphora Edizioni
Data di pubblicazione: 10 dicembre 2019
Numero pagine: 280
Prezzo cartaceo: 15,20€
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Sinossi:
Ambrose Bierce scrisse numerosi racconti dell’orrore e del soprannaturale, generi che riflettevano il suo profondo tormento interiore. Questa raccolta contiene molte tra le sue più suggestive storie di fantasmi e di case infestate: morbose, ciniche, inquietanti, capaci di trascinare il lettore nelle regioni crepuscolari dello spirito e nei più oscuri recessi della mente.
Opere cariche di terrore ma, al contempo, pervase di tetra ironia, con echi di Poe, del romanzo gotico e dei racconti romantici, dotate dell’impronta inconfondibile di un autore che ha conosciuto di persona gli spettri che da sempre tormentano l’umanità.
I personaggi di Bierce — poeti posseduti, vili aristocratici, professionisti abbietti, corpi rianimati, malfattori perseguitati — vivono in un mondo misero e perverso. Che si tratti di omicidi, vendette dall’oltretomba, sparizioni inspiegabili, dimore infestate o anime inquiete, le storie di Bierce rappresentano uno dei migliori esempi di narrativa soprannaturale di tutti i tempi e hanno ispirato autori come Robert W. Chambers e H.P. Lovecraft.

«La genuinità e il livello artistico degli oscuri presagi dei racconti di Bierce sono inconfondibili, al punto da rendere la sua fama ineclissabile.» - H.P. Lovecraft 


Eccovi anche un estratto:

Prefazione
BIOGRAFIA
1 – Infanzia e gioventù
Ambrose Gwinnett Bierce nacque il 24 giugno 1842 in una sperduta fattoria del villaggio di Chester Township, lungo il corso dell’Horse Cave Creek nella contea di Meigs, in Ohio. Era figlio di una coppia di contadini, Marcus Aurelius e Laura (Sherwood) Bierce, una discendente di William Bradford, tra i primi governatori della colonia di Plymouth. I genitori vivevano in gravi ristrettezze economiche, ma avevano ricevuto una buona istruzione. Ambrose era il decimo di tredici figli, a ciascuno dei quali il padre aveva dato un nome che iniziava con la lettera A.
Bierce era di discendenza inglese: i suoi antenati erano giunti in Nord America tra il 1620 e il 1640 in occasione della grande migrazione puritana. Disinteressato a tutto ciò, nei suoi scritti criticò spesso i valori puritani e le persone troppo orgogliose della propria genealogia.
Quando aveva quattro anni la famiglia si trasferì in Indiana, stabilendosi prima a Walnut Creek, a pochi chilometri a sud di Warsaw, nella contea di Kosciusko, e successivamente a Elkhart.
Bierce trasse grande beneficio dalla biblioteca della fattoria del padre e, in tarda età, dichiarò che quella ebbe su di lui una grande opportunità educativa. Un’altra influenza precoce fu quella dello zio, l’avvocato Lucius Verus Bierce, soprannominato il Generale, sindaco di Akron, in Ohio, fervente antischiavista che aveva fornito le armi agli insurrezionalisti di John Brown, per aiutarli nella loro crociata contro la schiavitù in Kansas (crociata che portò all’esecuzione capitale dello stesso Brown). Il giovane Ambrose osservò con attenzione l’idealismo di quell’uomo, le sue capacità oratorie, il pubblico impegno e l’attivismo sociale e, per tutta la vita, guardò alla carriera dello zio come a un modello da seguire.
Bierce frequentò un solo anno di liceo a Warsaw e, appena quindicenne, se ne andò di casa per iniziare l’apprendistato come tipografo presso il The Northern Indianian, un piccolo giornale abolizionista della medesima città.
A diciassette anni, licenziato dall’Indianian dopo essere stato accusato ingiustamente di aver rubato del denaro, si iscrisse all’Istituto Militare del Kentucky, dove per un anno studiò latino, storia, architettura e scienze politiche, e dove approfondì le materie militari, in particolare l’ingegneria topografica. Si adattò bene alla vita e alla disciplina dell’esercito. Lasciò l’Istituto alla vigilia della guerra civile, facendo ritorno a Elkhart nel 1860 per lavorare dapprima come operaio in una fornace e poi come commesso in un emporio.

2 – Carriera militare
In seguito alla secessione di sette Stati del Sud, il 15 aprile 1861 il presidente Lincoln convocò settantacinquemila volontari per contribuire a preservare l’Unione. Quattro giorni dopo, Bierce si arruolò come soldato semplice nella Compagnia C del Nono Reggimento di Fanteria dell’Indiana. Dopo tre mesi di servizio e la sua prima battaglia a Philippi, si arruolò nuovamente come sergente e servì con la sua unità in Virginia Occidentale. In seguito, prese parte ad alcune delle più famose e terrificanti battaglie della guerra civile americana, tra cui quelle di Shiloh, nell’aprile del 1862, di Corinth, Stones River, Chickamauga, Missionary Ridge e Franklin, distinguendosi in almeno due occasioni per aver eroicamente salvato dei compagni feriti. Fu dapprima promosso secondo tenente e poi, nel 1863, primo tenente.
Bierce venne in seguito assegnato allo stato maggiore del generale William Babcock Hazen, comandante della Diciannovesima Brigata dell’Armata del Cumberland, nel quale prestò servizio come ingegnere topografo: in questa veste eseguì rilievi del territorio ed elaborò carte dettagliate delle regioni nelle quali l’esercito dell’Unione si trovava a combattere.
Nel dicembre del 1863 Bierce ricevette dal generale Hazen un congedo per fare ritorno a casa, dove si fidanzò con Bernie Wright, la ragazza che aveva corteggiato prima di arruolarsi nell’esercito.
Come ufficiale di stato maggiore, Bierce si fece apprezzare da importanti generali quali George H. Thomas e Oliver O. Howard, che nel maggio del 1864 sostennero entrambi la sua richiesta di ammissione all’accademia di West Point. Il generale Hazen riteneva che Bierce si sarebbe diplomato con lode e lo stesso maggior generale William T. Sherman approvò la richiesta, pur dichiarando di non conoscere personalmente il futuro scrittore.
Durante i combattimenti di Kennesaw Mountain, il 23 giugno 1864, Bierce riportò una grave ferita alla testa a causa di un proiettile esploso da un cecchino confederato. Il colpo l’aveva raggiunto alla tempia sinistra e, quasi per miracolo, si era fatto strada nel cranio per infine fermarsi dietro l’orecchio. A causa dei rischi legati a una sua rimozione, il proiettile non venne mai estratto. Dopo aver ricevuto le prime cure, Bierce venne mandato a casa con un congedo per motivi di salute, affinché si riprendesse. La sua carriera si sarebbe potuta concludere così, ma, poiché Bernie aveva rotto il fidanzamento, il futuro scrittore decise di riunirsi alle truppe in Georgia a metà settembre, durante la campagna di Franklin-Nashville. Ricoprì soltanto mansioni secondarie e si tenne lontano dagli scontri.
Purtroppo, i ripetuti attacchi di vertigini e i frequenti vuoti di memoria a cui era soggetto, dovuti ai postumi della ferita, lo costrinsero a dimettersi dall’esercito il 25 gennaio 1865, a soli ventidue anni. Tali sofferenze lo avrebbero assillato per il resto dei suoi giorni. In seguito al suo ritiro dall’esercito assunse il ruolo di agente del Tesoro in Alabama, aiutando il governo nella confisca dei beni di proprietà dei leader confederati.
La sua carriera militare riprese, tuttavia, a metà del 1866, quando si riunì al generale Hazen per una spedizione in territorio indiano, realizzando carte topografiche delle Grandi Pianure. Il gruppo partì da Omaha, in Nebraska, e raggiunse San Francisco, in California, nel 1867. Bierce, dimessosi dall’esercito dopo aver scoperto che gli era stata negata la richiesta di promozione al grado di capitano, decise di stabilirsi in quella città, dove lavorò in seguito come guardia notturna alla Zecca. Anni dopo, ricevette il grado onorario di maggiore (saltando, per via di un errore, quello di capitano) come riconoscimento per il suo servizio durante la guerra civile.

3 – San Francisco
A San Francisco Bierce lesse molto e cercò di sviluppare i propri talenti di scrittore, facendo pratica grazie alla stesura di brevi articoli in difesa dell’ateismo. I giornali della città cominciarono a ricevere le sue proposte letterarie, per lo più saggi e pezzi satirici, e il The San Francisco News Letter and California Advertiser fu il primo a pubblicarne le opere.
I suoi primi modelli letterari furono i suoi contemporanei Brete Harte e Mark Twain, ma, sotto la guida di James W. Watkins, caporedattore del News Letter, fu introdotto alla satira di Swift, Voltaire, Pope e Juvenal.
Quando Watkins si dimise dal News Letter nel 1868 per trasferirsi a New York, Bierce lo sostituì come caporedattore a soli ventisei anni. Sempre più sicuro della propria padronanza del linguaggio e dello stile letterario, prese volentieri in mano la rubrica del giornale, The Town Crier. Da questo pulpito letterario attaccò con ferocia gli ipocriti della città, gli imprenditori disonesti e i politici furfanti, guadagnandosi negli anni il soprannome di Bitter Bierce. Il suo cinismo, l’humour nero e il piglio ferocemente anticlericale e provocatoriamente anticonformista divennero in poco tempo proverbiali e fecero di lui una delle firme più quotate e temute di tutta la città.
La sua scrittura era caratterizzata da arguzia, linguaggio preciso e fermezza morale. Questi articoli divertenti attirarono l’attenzione dei lettori al di fuori di San Francisco e vennero talvolta citati sui giornali di New York e persino di Londra. Durante la sua permanenza al News Letter, Bierce incontrò e conobbe un gran numero di giornalisti e scrittori, tra cui lo stesso Mark Twain.
Alla fine degli anni Sessanta del XIX secolo, iniziò a sperimentare la narrativa breve. Sottopose i suoi primi lavori ad alcune riviste della costa occidentale, come l’Overland Monthly, curata dal celebre Bret Harte. Fu su quella rivista che Bierce pubblicò The Haunted Valley, il suo primo racconto breve.

4 – Periodo inglese
Bierce sposò Mary Ellen Day, detta Mollie, figlia di un facoltoso ingegnere minerario, il 25 dicembre 1871.
Nel marzo del 1872 rassegnò le dimissioni dal suo incarico al News Letter affinché lui e la moglie potessero trascorrere una lunga luna di miele in Inghilterra. Una volta a Londra, iniziò a sottoporre i propri scritti a diversi magazine inglesi. Pubblicò vari pezzi sulla rivista umoristica Funsu The London Figaro e sul London Sketch-Book. Per Figaroperiodico edito dall’amico James Mortimer, fu autore di una rubrica periodica intitolata The Passing Showman.
Il primogenito di Ambrose e Mary, un maschietto di nome Raymond Day, nacque nel 1872. Non molto tempo dopo il loro soggiorno in Inghilterra, i Bierce si trasferirono a Bristol, in parte perché l’umidità e la nebbia di Londra avevano esacerbato l’asma di Bierce, malattia che lo afflisse per tutta la vita.
Mentre si trovava in Inghilterra, videro la luce i suoi primi libri: nel 1873 pubblicò con l’editore John Camden Hotten The Fiend’s Delight, una raccolta di articoli precedentemente pubblicati su giornali californiani, e l’anno successivo Cobwebs from an Empty Skull. In questo periodo, Bierce scriveva utilizzando il nome d’arte Dod Grile, seguendo le orme di Samuel Langhorne Clemens, meglio conosciuto come Mark Twain.
Durante la sua permanenza in Inghilterra, continuò a coltivare le proprie doti di autore di satira. Il nuovo ambiente contribuì ad accrescere la sua comprensione della società e lui divenne ancor più critico nei confronti delle messinscene dell’umanità, delle ipocrisie e delle immorali istituzioni legali e politiche.
In una lettera risalente a quel periodo, scrisse:

Sebbene, in linea di massima, gli inglesi siano delle brave persone, gli scozzesi sono persino migliori e gli irlandesi una cattiva compagnia.

Un secondo figlio, Leigh, venne alla luce il 29 aprile 1874. Nella primavera del 1875 la moglie e i due figli fecero ritorno a San Francisco, seguiti in ottobre dallo stesso Bierce.

5 – Ritorno a San Francisco
Tornato a San Francisco, Bierce divenne presto padre di una terza figlia, Helen Ray, detta Bibsy.
Riprese l’attività di scrittore e nel 1877 accettò un impiego come direttore del settimanale The Argonaut, fondato dal colonnello Frank Pixley, dove riprese la famosa rubrica Prattle, iniziata anni prima in Inghilterra. Come la sua vecchia rubrica Town Crier, Prattle gli fornì uno spazio per pubblicare poesie, battute, aneddoti, storie e saggi. Utilizzò lo spazio anche per identificare e stroncare quegli uomini e quelle donne alle cui parole, azioni e scritture si opponeva per motivi morali o estetici.
In quel periodo, con l’intento di rimanere lontano dalla famiglia e dalla suocera, la quale chiedeva con insistenza di potersi trasferire a casa sua, prese a frequentare il Bohemian Club, ricoprendo per diverso tempo la carica di tesoriere: in realtà, una mera scusa per divertirsi e passare il tempo con altri gentiluomini, tra i quali lo stesso Mark Twain.
Bierce lasciò The Argonaut nel 1880, dopo che alcuni battibecchi personali avevano portato alla rottura dei rapporti con l’editore, e a giugno di quell’anno si recò a Rockerville, nel Dakota del Sud, per lavorare come direttore generale per una società newyorkese di estrazione dell’oro nelle Black Hills, la Wells Fargo & Co. Rimase disgustato dal sistema legale corrotto che dominava il settore e fu demoralizzato dai frequenti inganni e dai tradimenti di cui fu testimone. L’esperienza deve averlo ancor più inacidito nei confronti dei tribunali, del mondo degli affari e della natura umana in generale.
Tornato a San Francisco alla fine del 1880, in seguito al fallimento della società mineraria, Bierce trovò lavoro presso la rivista The Wasp, dove riprese la sua rubrica Prattle. Qui pubblicò o ristampò alcuni dei suoi scritti sulla guerra civile e cominciò la pubblicazione di quello che sarebbe diventato Il Dizionario del Diavolo (The Devil’s Dictionary, 1911), considerato oggi tra i cento capolavori della letteratura americana.
In quel periodo, i frequenti attacchi d’asma lo costrinsero più volte a lasciare San Francisco: il suo lungo soggiorno ad Auburn coincise con una crescente distanza emotiva tra lui e Mary.
Per varie ragioni, Bierce lasciò The Wasp nel 1886. Durante la sua permanenza al giornale, il suo talento di scrittore impegnato aveva quasi raggiunto la maturità. Per circa un anno non ebbe modo di esprimersi e trovò difficile pubblicare le proprie opere a causa dei nemici che si era fatto come critico sociale schietto e spietato.
Nel 1887, il magnate dell’editoria William Randolph Hearst assunse Bierce affinché scrivesse per il The San Francisco Examiner, il primo periodico di quello che sarebbe diventato il colosso mediatico di Hearst. Prattle ebbe nuova vita e Bierce chiese e ottenne il diritto di esprimersi come meglio desiderava, senza timore di intrusioni editoriali. Oltre alle rubriche nelle quali parlava del solito assortimento di politici, ciarlatani e personaggi letterari, Bierce prese a pubblicare racconti brevi e saggistica impegnata. Durante questo periodo pubblicò molti dei suoi famosi pezzi sulla guerra civile. Tra questi vanno ricordati: The Crime at Pickett’s Mill (1888), Un figlio degli dèi (A Son of the Gods, 1888), Chickamauga (1889), Un cavaliere in cielo (A Horseman in the Sky1889), Avvenne alla gola di Coulter (The Affair at Coulter’s Notch, 1889), e Un accadimento all’Owl Creek Bridge (An Occurrence at Owl Creek Bridge, 1890).
Nel 1888, Bierce e la moglie si separarono ufficialmente. Al di là delle distanze che da tempo si erano create tra loro, lo scrittore riteneva che lei avesse apprezzato alcune lettere romantiche da parte di un ammiratore. È possibile che fosse giunto alle conclusioni troppo in fretta, ma l’orgoglio gli impose di chiedere la separazione. In seguito, pare che abbia parlato di persona all’ex moglie solo in un paio di occasioni.
Una tragedia si abbatté su di lui il 27 luglio dell’anno seguente, quando il figlio Raymond Day, nemmeno diciottenne, morì in modo tragico. Il giovane rimase coinvolto in uno scontro a fuoco con l’amico Neil Hubbs, il quale era fuggito con la fidanzata di Day, Eva Atkins, due giorni prima del loro matrimonio. Dopo aver freddato Neil e ferito Eva al volto, Raymond Day si suicidò con un colpo di pistola.
Nonostante queste tragedie, in quel periodo Bierce raggiunse l’apice delle capacità creative e mai fu autore di satira più convincente. Numerosi giovani scrittori gli sottoposero le proprie opere, sostennero il suo lavoro e presero a diffondere la sua già notevole fama in tutti gli Stati Uniti.
Nel 1892, Bierce pubblicò il suo capolavoro Nel mezzo della vita. Storie di soldati e di civili (Tales of Soldiers and Civilians), una raccolta selezionata delle sue storie sulla guerra civile. Il libro fu ampiamente recensito e ricevette grandi consensi in America, così come la versione inglese, ribattezzata In the Midst of Life. Seguirono in breve tempo altre pubblicazioni, tra cui Il Monaco e la figlia del Boia (The Monk and the Hangman’s Daughter, 1892), revisione della traduzione dell’amico Gustav Adolf Dazinger di un romanzo tedesco
di Richard Voss, e Can Such Things Be? (1983), una raccolta di storie soprannaturali che aveva scritto anni prima per il The Examiner. I suoi racconti sottolineano spesso l’imperscrutabilità dell’universo e l’assurdità della morte, e hanno di certo contribuito a promuovere il genere letterario dell’orrore psicologico. Dal 1893, tuttavia, Bierce scrisse meno racconti e si concentrò maggiormente sulla rubrica Prattle.
Su richiesta di Hearst, nel 1896 lasciò San Francisco e si trasferì a Washington. Hearst mirava a mettere i bastoni tra le ruote al disegno di legge sui finanziamenti alle ferrovie promosso dal magnate Collis P. Huntington, e voleva che il suo migliore e più sagace giornalista si trovasse nella capitale. Le compagnie ferroviarie Union Pacific Railroad e Central Pacific Railroad avevano infatti ottenuto dal governo degli Stati Uniti ingenti prestiti a tasso agevolato per la realizzazione della prima ferrovia transcontinentale. Huntington aveva convinto un membro compiacente del Congresso a presentare un disegno di legge che avrebbe esonerato le compagnie dal rimborsare i prestiti, per un totale di centotrenta milioni di dollari (oggi pari a quasi quattro miliardi di dollari). Anche Bierce era dell’idea che le corrotte compagnie ferroviarie non avrebbero dovuto ottenere ulteriori appoggi dal Congresso, e la sua celebre campagna editoriale contro Huntington aiutò a far bocciare il disegno di legge. Fece ritorno a San Francisco in novembre, sentendosi ricaricato: tuttavia, col passare del tempo, parve perdere il tipico zelo che metteva negli attacchi satirici agli avversari.
Nel febbraio del 1898, Bierce mutò la propria visione pacifista circa la guerra con la Spagna. L’affondamento della nave americana USS Maine lo convinse che il conflitto fosse necessario, e cambiò il nome della sua rubrica da Prattle a War Topics. Malgrado ciò, durante la successiva guerra ispano-americana, lo scrittore prese a raccontare gli avvenimenti con entusiasmo e passione sempre più scarsi. Riteneva che l’esercito si fosse dimostrato incompetente e mise di nuovo in discussione la scelta del coinvolgimento degli Stati Uniti a Cuba.
In quegli anni, continuò a dare consigli a giovani autori, come George Sterling e Herman Scheffauer. Talvolta prendeva le distanze dai propri alunni, soprattutto da coloro le cui opere, a suo avviso, mancavano di originalità e realismo.

6 – Gli ultimi anni e la misteriosa scomparsa
Bierce fece domanda di trasferimento definitivo a Washington nel 1899, e Hearst l’approvò. Lì, scrisse pezzi per il The Examiner, oltre che per Cosmopolitan e per altre riviste. Fu spesso ospite del presidente Roosevelt e di altri abitanti della capitale desiderosi di incontrare il famigerato giornalista e scrittore.
Un’altra tragedia si verificò alla fine di marzo del 1901, quando il figlio Leigh, anch’egli giornalista e scrittore, morì nel proprio appartamento di New York per delle complicazioni polmonari dovute a una febbre tifoide di cui soffriva da tempo, aggravata dall’abuso di alcolici. Bierce, che assistette di persona alla morte del secondogenito, rimase sconvolto per essere sopravvissuto a due dei suoi tre figli.
Trascorse l’autunno del 1903 in Virginia dell’Ovest, eseguendo rilevamenti dei terreni che aveva già conosciuto quand’era ancora un giovane soldato. In una vita che percepiva sempre più vuota, gli antichi luoghi lo riempivano di commozione.
Il 27 aprile 1905, l’ex moglie Mary morì per un improvviso arresto cardiaco nella sua casa a Los Angeles. Solo pochi mesi prima aveva intentato una causa di divorzio, pensando che Bierce volesse forse risposarsi a Washington. In realtà, non lo fece mai.
Nel 1906 pubblicò The Cynic’s Word Book, ossia Il vocabolario del cinico, la sua raccolta di definizioni satiriche e sarcastiche, ricca di umorismo nero, a cui lavorava da anni: una delle opere per cui è maggiormente ricordato (solo con l’edizione del 1911 l’opera acquisì il titolo con cui è nota oggi: Il Dizionario del Diavolo).
Smise del tutto di scrivere per Hearst nel 1909, quando iniziò a sistemare la sua Collected Works, una raccolta aperiodica in dodici volumi, pubblicata tra il 1909 e il 1912 dalla Neale Publishing Company.
Giunto alla conclusione della sua carriera letteraria e avvertendo un bisogno di cambiamento e di avventura, Bierce progettò di lasciare per sempre Washington. Nella primavera del 1910 tornò in California dopo undici anni di assenza, in tempo per vedere con i propri occhi gli effetti del devastante terremoto che aveva martoriato la sua amata San Francisco.
Le lettere alla famiglia e ai collaboratori suggeriscono che intendesse trovare una degna conclusione alla propria esistenza nel Messico rivoluzionario. Famosa è una lettera alla nipote Lora, datata 1° ottobre 1913, nella quale scrive:

Addio… se ti giungerà voce che sono finito contro un muro di pietra messicano e ridotto a brandelli a colpi di fucile, ti prego, sappi che ritengo sarebbe un ottimo modo di lasciare questo mondo. Migliore della vecchiaia, della malattia o del cadere dalle scale della cantina. Essere un Gringo in Messico… Ah, quella si chiama eutanasia.

Nell’autunno del 1913, ormai settantunenne, Bierce lasciò Washington per porgere l’ultimo saluto ai vecchi campi di battaglia dei tempi della guerra civile. A conclusione di una lettera datata 6 novembre 1913, spedita dalla città di Laredo, in Texas, alla nipote Lora, dice:

Non rimarrò qui abbastanza a lungo da ricevere tue notizie, e non so quale sarà la prossima tappa. Immagino non abbia molta importanza. Adios, Ambrose.

A dicembre aveva già attraversato la Louisiana e il Texas, e a El Paso varcò il confine con il Messico, allora dilaniato dalla rivoluzione.
A Ciudad Juárez si racconta si sia unito all’esercito di Pancho Villa come osservatore e che, in quella veste, sia stato testimone della battaglia di Tierra Blanca. In seguito, avrebbe accompagnato Villa fino alla città di Chihuahua. Lì, il ventisei dicembre, si dice abbia scritto la sua ultima lettera all’amica e giornalista Blanche Partington: «Quanto a me, domani lascerò questo luogo per una destinazione sconosciuta». In realtà, alcuni sostengono che la lettera non sia mai stata ritrovata, ma che esista soltanto un taccuino, appartenuto alla segretaria dell’autore, Carrie Christiansen, contenente una semplice bozza e una dichiarazione circa la distruzione della lettera originale.
Bierce scomparve senza lasciare traccia: la sua sparizione è una delle più famose della storia della letteratura americana. Fu aperta un’indagine ufficiale da parte dei funzionari del Consolato americano per la scomparsa di un cittadino statunitense e alcuni uomini di Villa furono interrogati, rilasciando tuttavia testimonianze assai contrastanti. Pareva fosse stato avvistato per l’ultima volta a Chihuahua in gennaio, mentre secondo alcune dicerie sarebbe stato fucilato.
In realtà, testimonianze più credibili riportano che Bierce non cavalcava da diverso tempo, soffriva di gravi attacchi d’asma e aveva criticato aspramente Pancho Villa, rendendo assai improbabile che si fosse unito di propria volontà alle forze di quest’ultimo. Più probabile, anche se assai meno romantico, che non abbia mai raggiunto il Messico. Secondo la testimonianza del suo editore Neale, Bierce si sarebbe suicidato in una grotta sperduta del Grand Canyon, in completa solitudine, usando forse la pistola tedesca che mostrava sempre con tanto orgoglio agli amici.
Malgrado le numerose voci e le ipotesi sulla sua morte, ancora oggi il suo destino finale rimane avvolto nel più oscuro mistero.

OPERE
Ambrose Bierce è una figura torreggiante nella narrativa fantastica statunitense, basti pensare che lo scrittore Kurt Vonnegut, vincitore di molti Premi Hugo, parlando del suo racconto breve Un accadimento all’Owl Creek Bridge, lo definì come il migliore di tutta la letteratura americana. L’eredità di Bierce è riconoscibile negli scritti di moltissimi autori a lui successivi, come H.P. Lovecraft e Raymond W. Chambers, che da lui ereditarono nomi misteriosi come Hastur, Carcosa e Hali. Anche autori del calibro di Luis Borges e Julio Cortázar ammettono di dover molto alla narrativa di Bierce.
Considerato un successore di Edgar Allan Poe e un antesignano di H.P. Lovecraft, scrisse alcune delle più sconvolgenti e cruente storie dell’orrore della letteratura di lingua anglosassone. L’oscuro universo letterario a cui diede vita è popolato di mostri che non si svelano mai del tutto, ma che perseguitano i malcapitati protagonisti emergendo dalle
tenebre attorno al fuoco, come predatori notturni. Scrisse racconti crepuscolari su seducenti lupi mannari, corpi rianimati, notti trascorse tra i cadaveri in case abbandonate, macchine mortali, storie di fantasmi ambientate durante la guerra civile, predatori invisibili, spiriti reincarnati, maledizioni familiari, cimiteri maledetti, misteriose sparizioni, spettri vendicativi, assassini resi folli dal rimorso e carneficine sul campo di battaglia. Pochi autori sono riusciti a narrare l’orrore esistenziale con l’indiscussa maestria di Ambrose Bierce, che ha generato una vera e propria topografia del terrore fatta di luoghi rurali, deserti assolati e gole dimenticate.
Nella morte, così come nella vita, Bierce è definito dalle sue contraddizioni: fu infatti un mistico materialista, un idealista cinico e un burbero pieno di compassione. Le sue storie, soprattutto quelle di genere fantastico e dell’orrore, ci parlano di un mondo che fallisce nel cercare di mantenere le sue promesse. Come scrisse ne Il Dizionario del Diavolo, un fantasma altro non è che la manifestazione esteriore di una paura interiore, il prendere corpo di una malattia dell’animo. I suoi racconti sono pieni di fantasmi di questo tipo: gli spettri di ciò che dovrebbe essere. Sono i fantasmi di una possibilità sprecata, quella di vivere al meglio la propria esistenza. Le storie di Bierce sono infestate da automi mostruosi, dall’incertezza intellettuale, da ansie sessuali e dalla corruzione ereditaria. Ma, alla fine, il fallimento è all’origine di tutti questi fantasmi. Il fallimento nel fare o nel diventare ciò che si sarebbe dovuti essere. Per Bierce, questo elemento fu sempre il suo più intimo demone: un demone che gettava lunghe ombre sulla sua esistenza e imprimeva le proprie impronte in ogni sua opera. Ciò che si è lasciato dietro, quando scomparve nella polverosa aria messicana, è un mondo tormentato dalla più profonda delusione… Nell’umanità, nell’universo e in se stesso. Quello da lui creato è un mondo crudo e spietato, illuminato fiocamente da un infelice idealismo. Quella luce genera ombre, ed è in quelle ombre che si celano i mostri.

Matteo Zapparelli Olivetti


Interessante, non trovate?
Buona lettura!

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