Da quando il suo
ufficiale in comando nella Penisola si è preso una pallottola destinata a lui,
James Moore, ora conte di Rutledge, si sente responsabile per il figlioletto
dell’uomo e per la sua splendida madre, Carlotta Ennis, fino al punto di
offrirsi di sposare la bellezza dagli occhi color lavanda. Anche se il loro
matrimonio non è nato dall’amore, la presenza di Carlotta tortura James, e fa
sì che lui voglia farne sua moglie in tutto e per tutto.
Anche se non ama sua
signoria, la situazione disperata di Carlotta la costringe ad accettare la sua
proposta. Non sa quanto desidererà stare con lui, quanto bramerà ogni suo
tocco. Magari potesse essere degna del brav’uomo che ha sposato, magari potesse
evitare che questi conosca il suo oscuro segreto...
Eccovi anche un estratto:
Il signor Smythe scorse alcune pagine per rinfrescarsi la memoria, poi
parlò senza consultare gli appunti. “Vi dico, la signora Ennis sta tutto l’anno
a Bath in una strada rispettabile, Queensbury. Sembra noioso. Io sono di
Londra, e mi piacciono i posti rumorosi.” Guardò di nuovo il libretto. “Beh,
come vi dicevo, ha affittato degli alloggi in una casa di città. Il problema è
che la signora non riesce a far quadrare i conti, capo, deve un sacco di soldi
a tutti. La sua rendita non basta, sono solo sessanta sterline a quadrimestre.
Peccato che il signor Ennis è stato messo a letto con una vanga.”
James fu quasi sollevato di sentire che Carlotta Ennis era in difficoltà
finanziarie, perché ciò stava a significare che avrebbe potuto avere il piacere
di aiutarla. Era un piccolo prezzo da pagare per ciò che suo marito aveva fatto
per lui, e finché non fosse stato certo della felicità della famiglia del
capitano Ennis, James non avrebbe mai potuto dormire bene nel suo letto a
baldacchino di seta a Yarmouth Hall.
“Ditemi,” disse, “avete visto la signora Ennis?”
Il signor Smythe alzò gli occhi dal quaderno e lo chiuse di scatto, si girò
i baffi tra le dita e i suoi occhi penzolanti scintillarono. “Non ho mai visto
una donna tanto bella.”
James annuì. Sì, doveva essere lei. “Grazie per l’informazione, signor
Smythe. Il mio contabile salderà il vostro conto, se andrete con il maggiordomo
nella stanza da mattina.” Tirò il cordone della campanella.
Il galoppino si alzò e gli porse diverse pagine del suo quaderno. “Ecco il
rapporto ufficiale con tutta la documentazione, sua signoria.”
Una volta che se ne fu andato, James esaminò a fondo il rapporto. Quanto
sarebbe stata diversa la vita di Carlotta Ennis, se il capitano Ennis fosse
vissuto. Ed era colpa sua, se lei era vedova. Si sentiva malissimo a riguardo.
Gli capitava sempre, quando la signora Fortuna gli sorrideva mentre metteva
sotto i piedi un altro.
Strano, leggendo il rapporto gli sembrò di sentire odore di lavanda, il
profumo di Carlotta Ennis. Faceva parte di lei, tanto quanto i lucidi capelli
neri. Ricordava bene l’elegante moglie del capitano; gli abiti lavanda e viola
all’ultima moda le avvolgevano sempre le curve del corpo più alto della media,
e le coprivano appena i seni pieni. Con un portamento regale, sembrava quasi
eterea. I suoi folti capelli neri, quasi mai coperti da un cappello o da una
cuffia, erano tirati indietro, con riccioli soffici che le incorniciavano il
viso perfettamente cesellato. L’aveva sempre reputata fredda, forse perché gli
ricordava una statua di una dea romana. Anche la sua pelle morbida gli ricordava
il marmo lucido. Solo gli occhi color lavanda mostravano un qualche tipo di
calore.
Era un po’ piccato che il rapporto non facesse menzione del figlio che
aveva partorito in Portogallo nel milleottocentododici. Era lui che lo
preoccupava di più; il poverino sarebbe stato cresciuto senza un padre. Gli
angoli della bocca di James si chinarono in basso, quando ricordò la sua
infanzia da orfano. Era stato l’unico della sua classe a Rugby che non aveva
avuto un familiare di sesso maschile che lo visitasse nella giornata
padre-figlio. Ma non era quel solo giorno ogni primavera che aveva macchiato la
sua infanzia altrimenti soddisfacente. Non era la mancanza di un padre che gli
potesse insegnare tutto sull’equitazione, la caccia e la pesca, o il modo giusto
di annodare un foulard. Era esser dovuto diventare l’uomo della famiglia quando
aveva solo quattro anni. Era il senso di isolamento che si era imposto durante
tutta l’infanzia. Lui era diverso, non aveva un papà. Chi avrebbe potuto
aspettarsi che sapesse le stesse cose degli altri bambini, bambini che avevano
un padre?
Pensò ancora una volta al figlio del capitano Ennis. Voleva comprargli il
primo cavallo e insegnargli a montare. Avrebbero potuto andare a pesca, e gli
avrebbe insegnato come sparare. Se il piccino avesse avuto bisogno di aiuto con
il latino o con le addizioni, voleva essere lui a darglielo.
Tirò di nuovo il cordone della campanella, e quando Adams comparì gli disse
di chiedere a Mannington di fare i bagagli. “Partiamo per Bath, tra un’ora.”
Affidare un braccio o una gamba a un segaossa sarebbe stato più piacevole
di affrontare la vedova del capitano Ennis, perché lei sapeva che era stata la
sua insubordinazione a causare la morte di suo marito.