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Ilaria Vecchietti, autrice del racconto "L'ultima chance...", e dei romanzi fantasy "La Libertà figlia del Diavolo", "L'Isola dei Demoni" e "L'Imperatrice della Tredicesima Terra". E altri racconti pubblicati in raccolte.
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venerdì 21 maggio 2021

Segnalazione: Novelle giapponesi di Autori Vari

Segnalazione:

Novelle giapponesi

di

Autori Vari



Buongiorno lettori,
oggi sono felicissima di annunciarvi una nuova raccolta che contiene un mio racconto: "Novelle giapponesidi autori vari, edita Idrovolante Edizioni, a cura di Furio Detti e Linda Lercari.

Il mio racconto si intitola "La Signora della neve".



Gene
re: raccolta di racconti

Editore: Idrovolante Edizioni
Data di pubblicazione: 14 aprile 2021
Numero pagine: 250
Prezzo cartaceo: 20,00€
Prezzo ebook: 
Link per l'acquisto sul sito della casa editrice: Idrovolante Edizioni, Novelle giapponesi - Idrovolante Edizioni
Link per l'acquisto su
 Amazon:




Sinossi:

Una raccolta di lavori ispirati alla mitologia, alle tradizioni e agli aspetti più dark del Sol Levante. Racconti frutto della fantasia e della capacità dei valenti partecipanti che hanno voluto dare il meglio di loro stessi per un’avventura senza pari dove il Giappone non è un semplice luogo fisico, ma un altro pianeta in tutto e per tutto.


Vi lascio con una card con estratto del mio racconto:




Non vedo l'ora di leggere tutti gli altri racconti!

Buona lettura!

lunedì 1 marzo 2021

CINQUANTATRÉ VEDUTE DEL GIAPPONE di AUTORI VARI

CINQUANTATRÉ VEDUTE DEL GIAPPONE
di
AUTORI VARI


Genere: Raccolta di racconti

Edizione: Idrovolante edizioni (2020)


Buongiorno lettori,
eccomi qui di nuovo tra voi.
Dopo la pausa che mi sono presa dal blog e dai social sono tornata e sono pronta e carica per nuovi post, segnalazioni, recensioni, interviste e altre idee :)
Oggi intanto eccovi la recensione di una splendida raccolta di racconti di cui vi avevo già parlato l'anno scorso, una raccolta nata a seguito di un concorso letterario indetto dalla casa editrice Idrovolante Edizioni.
La raccolta comprende 53 racconti tutti differenti e diversi autori, tra cui è presente anche il mio racconto dalle sfumature rosa "Il fiore del destino".
I racconti hanno stili e generi differenti tra loro, ciò che li accumuna è il Giappone. In questa raccolta quindi scopriamo tante interessanti caratteristiche della terra del Sol Levante. Ci sono racconti di fantasia e anche racconti di situazioni reali vissute dagli autori stessi. Ci sono racconti di narrativa e altri fantasy e surreali. Insomma, una raccolta perfetta per tutti i lettori a cura di Linda Lercari e Furio Detti.
Ogni autore ha il suo stile particolare, tutti i racconti sono appassionanti e interessanti.
Sono racconti brevi, ognuno di poche pagine, ma bastano per ricreare le atmosfere orientali per addentrarsi subito nella storia al fianco dei diversi protagonisti.
Non fatevela perdere e se volete conoscere più curiosità sui racconti di questa raccolta vi lascio il link a tre post che avevo pubblicato l'anno scorso dopo l'uscita del libro, dove alcuni autori hanno partecipato alla mia iniziativa di raccontare alcune curiosità in merito al loro racconto, come hanno trovato l'ispirazione o un aneddoto saliente riguardante la sua stesura:
Perché non scrivete anche voi un racconto con tema il Giappone?
Idrovolante Edizioni ha indetto una seconda edizione del concorso "Racconta il Giappone", avete tempo fino al 25 marzo per mandare alla casa editrice il vostro racconto. 
Vi lascio qui il link del bando del concorso completo.
Provateci anche voi, magari il vostro racconto potrebbe essere scelto per essere pubblicato :)


Buona lettura!


VOTAZIONE



Link all'acquisto su Amazon:

lunedì 6 luglio 2020

CURIOSITÀ Cinquantatré vedute del Giappone di Autori Vari - 3° parte -

CURIOSITÀ
Cinquantatré vedute del Giappone
di
Autori Vari
- 3° parte -


Buongiorno lettori,
ecco la terza e ultima parte di questo post speciale che coinvolge diversi autori!

Qualche settimana fa vi avevo segnalato l'uscita della raccolta di racconti "Cinquantatré vedute del Giappone", edita Idrovolante Edizioni, a cura di Linda Lercari e Furio Detti, dove potete trovare anche il mio racconto dal titolo: "Il fiore del destino".

Con la collaborazione di Linda Lercari, che è stata così gentile da fare da tramite, oggi alcuni degli autori della raccolta ci raccontano alcune curiosità in merito al loro racconto, come hanno trovato l'ispirazione o un aneddoto saliente riguardante la sua stesura.


Poiché in molti degli autori hanno risposto all'iniziativa e per non creare un post eccessivamente lungo, ho deciso di dividerlo in tre parti (la prima parte è stata pubblicata lunedì 22 giugno - qui il link se ve la siete persa - e la seconda è stata pubblicata lunedì 29 giugno - qui il link se ve la siete persa).

Partiamo a conoscere altre curiosità di altri autori della raccolta...



ANTONIO GIARDINA (La “Via” e il mio Karate-DO)

Era da tempo che avevo in mente di scrivere un racconto sulla mia esperienza nella pratica del Karate vissuta sin dal 1974. In vita mia non sono mai stato convinto di cose che accadono per destino o per chissà quale magia. Quando Linda Lercari mi ha inviato in quei giorni il bando di concorso per l’Antologia “Racconta il Giappone” devo dire però che questa mia convinzione è venuta un po’ meno. Potevo girare le spalle a questa opportunità? Assolutamente no ed è stata una magnifica esperienza.


SARA MORO (Il viaggio di una vita)

Domenica 19 gennaio, mezzogiorno, casa dei miei genitori a pranzo.
Mi imbatto casualmente in un articolo in cui si fa riferimento ad un contest letterario sul Giappone.
Incuriosita, seguo il link per saperne di più e arrivo alla pagina di Idrovolante Edizioni.
Inizio a leggere le modalità del concorso e subito penso: “Interessante, quasi quasi… Ho la libertà di poter raccontare per la seconda volta il “mio” Giappone, perché non provarci?”. Ed ecco che nella mia mente, in pochi secondi, la mia veduta del Paese del Sol Levante è già chiara dall’inizio alla fine; so cosa voglio scrivere e raccontare.
Presa dall’improvviso entusiasmo, leggo a voce alta l’articolo ai miei genitori e a mio marito. Mi arriva subito in coro da parte loro un: “Ecco, brava, finalmente ti metti a scrivere!”.
Piccola parentesi: mia mamma mi ha sempre vista scrivere fiumi di diari dalle medie fino ai 30 anni circa, quando ho incontrato quello che poi sarebbe diventato mio marito. Ho sempre messo nero su bianco i miei pensieri, le mie emozioni e quello che vivevo, mi aiutava a schiarirmi le idee. Mio marito, da parte sua, da quando mi conosce si è sorbito chilometri di sms (non esistevano ancora gli smartphone). Inoltre, da quando siamo sposati, continua a dirmi che dovrei mettermi a scrivere seriamente perché mi vede inondare di messaggi altrettanto chilometrici i miei (ormai diventati nostri) amici che vivono in altre regioni d’Italia, conosciuti grazie alla mia passione per l’animazione giapponese.
I giorni successivi a quella domenica sono passati tra la frenesia della vita di tutti i giorni e soprattutto l’intervento a mia mamma che mi hanno fatto per un attimo dimenticare il mio racconto.
Nell’ultimo weekend di febbraio io e mio marito avevamo in programma un viaggio a Torino: una delle tappe principali era la visita al MAO (Museo di Arte Orientale) dov’era allestita la mostra Guerriere dal Sol Levante che sarebbe rimasta aperta fino al primo di marzo. Immersa nell’atmosfera giapponese della mostra, mi è tornato in mente il contest e sapevo che non avrei avuto più molto tempo a disposizione. Rientrati a casa, ho passato gli ultimi due giorni di febbraio a ripensare ai miei viaggi in Giappone e questo mi ha aiutata anche ad affrontare la situazione che ormai avevamo iniziato a vivere a causa del Covid-19. Anche la notizia che il mio racconto era stato selezionato è arrivata in una giornata un po’ triste, nel “bel” mezzo del lockdown e con tanti pensieri che mi affollavano la mente dopo l’ennesimo intervento a mia mamma: inutile dire che sono saltata sulla sedia davanti al computer quando ho ricevuto l’e-mail! Ho pensato subito quanto fosse incredibile che di nuovo il Giappone fosse arrivato indirettamente a risollevarmi il morale. Di nuovo, ancora una volta. Posso davvero affermare che la Provvidenza ha voluto che il Giappone mi cambiasse spesso la vita nel corso degli anni, prima facendomi conoscere amici veri e meravigliosi, che fanno parte di me ed io di loro, con i quali condivido non solo la passione per l’animazione ma anche l’amore per questo splendido paese, poi facendo nascere la relazione con mio marito, coltivata in fumetteria, fino ad arrivare a questa bellissima sorpresa!
Il mio amore per il Giappone nasce dall’animazione, un amore coltivato fin da piccola e che è cresciuto e maturato nel corso degli anni. Essendo nata nel 1977, ho avuto la fortuna di godermi fin da piccolissima le prime produzioni di anime trasmesse in Italia (Heidi e Atlas Ufo Robot in primis, nel 1978). Ho dei bellissimi ricordi dei miei primi anni di vita passati davanti alla TV assieme ai miei genitori, incollati allo schermo dalle vicende dei protagonisti: CandyPelineRemìAnna dai capelli rossi, tutta la sfilza di robottoni, non ultimi L’uomo tigreSampeiConan… per poi arrivare a tutta l’animazione anni ’80 e ’90 le cui sigle ormai erano cantate da Cristina D’Avena (mia mamma ancora adesso a 82 anni se le ricorda!). Non ne ho perso uno! Una volta cresciuta e scoperta la provenienza di quelle storie che tanto mi appassionavano, inevitabilmente ho cercato in tutti i modi di informarmi più possibile su questo paese così lontano e così diverso, ma che fin da subito mi aveva catturata in qualche modo. Arrivata all’università, già a metà del mio percorso di studi avevo le idee chiare su quale sarebbe stato l’argomento della mia tesi di laurea, così nel 2001 sono riuscita a laurearmi parlando per 20 minuti di quella che ormai era la passione della mia vita: l’animazione giapponese. A cascata è arrivato tutto il resto: l’iscrizione al forum di Sailor Moon, le amicizie strette e mai lasciate, la relazione con mio marito. Più cose conoscevo del Giappone e più cresceva in me il desiderio di metterci piede un giorno: per anni ho coltivato questo sogno e finalmente nel 2014 sono riuscita a realizzarlo! Quello che ho provato nel mio primo viaggio ho cercato di esprimerlo nel mio racconto: ancora adesso è talmente vivido il ricordo di ogni singolo momento trascorso in quelle caldissime giornate tra fine luglio e i primi 10 giorni di agosto che il solo parlarne mi emoziona come se fossi realmente di nuovo lì. Tutto ciò che a livello teorico già sapevo e che avevo sempre immaginato, finalmente era reale e ho potuto viverlo in prima persona assieme ad altri compagni di viaggio che non conoscevo! Avendo girato soprattutto per Tokyo e dintorni, era rimasto vivo in me il desiderio di poter tornare per visitare anche altri luoghi, ed ecco che finalmente lo scorso anno io e mio marito siamo partiti da soli, questa volta in primavera, facendo in due settimane un vero e proprio tour de force su e giù tra Kanto, Kansai e Chugoku. Altra stagione, altre meraviglie, altri profumi, altri suoni, altri gusti… e al ritorno la stessa nostalgia di quei giorni e di quei luoghi che ancora oggi permea le nostre giornate, nell’attesa di poter tornare prima possibile! Tutto questo ho cercato di trasmetterlo nel mio racconto che raccoglie i miei due viaggi, mettendomi dalla parte di chi come me ha sempre sognato questo fantastico paese e finalmente ha realizzato il proprio viaggio di una vita.


FOSCA SENSI (Iris)

“Iris” prende le mosse dalla omonima opera “giapponese” di Pietro Mascagni. Un racconto autobiografico, ispirato a una esperienza che ho avuto il piacere e l’onore di fare anni fa, come corista in occasione di una produzione lirica. “Iris” narra un Giappone onirico e immaginato, in cui lo slancio artistico si mescola a un universo spirituale impalpabile e imprevedibile.


MARZIA BONACORSI (Yonaguni San)

Scrivere è un’esperienza molto personale come lo è la fonte da cui lo scrittore trae ispirazione, nel mio caso si può dire che questa fonte non sia altro che la realtà.
Per me ogni storia è vera, anche quelle più strane o assurde o incredibili e questo perché sono fermamente convinta che esistano infiniti mondi in infiniti universi quindi ciò di cui scrivo potrebbe alla fine non essere altro che il racconto di ciò che è accaduto in una di queste realtà.
È in questo modo che ho trovato la mia Yonaguni San, anche se in questo caso ho avuto un piccolo aiuto.
La mia gemella è dotata di una manualità fuori dal comune e nella sua libreria spesso tiene in mostra i suoi disegni, fra questi un giorno la mia attenzione è stata catturata da una donna giapponese raffigurata di spalle con addosso un mantello colorato come le ali di una farfalla anche se piuttosto scuri.
In quel momento mi sono chiesta cosa stesse facendo quella dama e perché avesse quel mantello così particolare.
Così è nata Dama Falena o “Yonaguni San”, pronta per spiccare il volo e farsi catturare dalla sua personale tentazione.


CARLOTTA GAETANI (Udo Jingū: il colore del Giappone)

Il colore del Giappone è un flashback, vissuto in un momento molto complesso della mia vita, a una giornata particolare del mio viaggio in Giappone. Dalla rilettura del diario di viaggio scritto due anni prima, unendo il ricordo con il presente, nasce il mio racconto, nel febbraio del 2020.

Udo Jingū è uno stupefacente santuario shintoista il cui cuore si trova in una grotta di fronte all’Oceano Pacifico, in Kyūshū, nel sud dell’arcipelago. L’ho scelto perché, come il titolo del racconto anticipa, quel luogo racchiude tutti gli elementi che, in un baleno e tutti insieme, si materializzano davanti ai miei occhi quando penso al Giappone.

Elementi architettonici di templi e santuari, per esempio, così come quelli culturali e spirituali; elementi naturali, come la vegetazione e il mare, che da ogni parte circonda e permea, anche culturalmente, l’arcipelago nipponico; la luce abbagliante e carica di energia e di promesse della primavera (stagione in cui ho visitato il Paese); la contrapposizione, a volte perfino ridicola, di elementi del tutto contrastanti tra loro: una convivenza bizzarra ma così frequente in Giappone e, nel caso del mio racconto, interpretata a titolo di esempio dalla presenza di distributori automatici di snack nel bel mezzo di un’area sacra…

… soprattutto, però, quando parlo di elementi per me emblematici del Giappone, mi riferisco ai colori: il rosso dei torii e delle staccionate che bordano il viale d’accesso ai santuari shintoisti; il blu profondo e morbido dell’Oceano Pacifico; il verde brillante degli alberi e delle piante; l’oro del crisantemo imperiale che decora e annuncia i luoghi importanti... infine, il rosa pallido dei fiori di ciliegio (sakura), naturalmente. Per una volta, tuttavia, quest’ultimo non comprare, nonostante la mia fissazione per quei deliziosi fiori così delicatiForse, ho scelto di parlare di Udo Jingū anche per questo.

Il Giappone non si può riassumere, e troppe sono le sue sfaccettature per poterne scegliere un emblema. Ma se dovessi provare a racchiudere in un luogo solo non dico tutto il Paese, ma almeno l’essenza del mio Giappone preferito, Uno Jingū sarebbe la mia scelta.


IOLANDA PALADIN (Sulla riva del fiume Bianco)

Sono Iolanda Paladin, il titolo del mio racconto è Sulla riva del fiume Bianco, l’ispirazione nello scriverlo mi è venuta in modo spontaneo, in passato ho letto parecchio sul mondo del Giappone, in particolar modo i libri dell’autrice Banana Yoshimoto. Ad essere sincera ho semplicemente chiuso gli occhi e mi sono creata la storia, in qualche modo mi sembra di esserne parte ed è per questo che mi sono emozionata nella scrittura del mio racconto.


SILVIA FAVARETTO (Sumi-e)

L’ispirazione per il mio racconto parte da un oggetto fisico che risveglia in me sensazioni spirituali e carnali al tempo stesso. L’inchiostro sumi ha per me un odore inconfondibile, è l’aroma della scrittura, della liberazione e del sollievo. Il pennello intinto sgocciola dissanguandosi in nero profondo sul foglio, ma la sua vita non sgorga in vano: l’equilibrio dei chiari e degli scuri sul foglio è un’azione meditativa, riempire di senso ma lasciare anche dei vuoti, sprazzi di luce in cui respirare. In italiano, la parola “scrittura” indica sia il fatto di scrivere “letterariamente” e quindi creare, dare forma al pensiero, ma allo stesso tempo si riferisce anche al gesto grafico di realizzare linee e curve per riempire un foglio di significati e significanti. A mio parere, mai come nel gesto artistico giapponese della scrittura e della pittura sumi-e, si coagula e s’intensifica il significato di quanto è scritto e il segno che lo rende visibile. Sento la composizione letteraria e il movimento del pennello sul foglio come un momento di liberazione dalla gravità del vivere, così la protagonista del mio racconto, si prepara alla scrittura come ad un rituale salvifico e appiattisce “con le mani la carta come per ammansirla” perché sente il foglio come un materiale umano, vibrante di vita. L’arte è rito che consola e guarisce. La protagonista trova nella forma pura e scevra da ogni orpello la liberazione dall’angoscia che la avviliva prima del gesto pittorico. La sua anima è di nuovo pronta ad affrontare la pesantezza della vita, perché inchiostro e pennello sono suoi alleati, pronti a salvarla. Nella pietra suzuri s’intorbida la sua vita, ma la magica alchimia della scrittura rende bellezza il dolore.


OTTAVIA MARCHIORI (Kintsugi)

Spesso nella stesura dei miei racconti, la scintilla dell’ispirazione parte da una singola parola, un singolo concetto: attorno a quell’input si dipana l’intreccio, nascono i personaggi. Per il racconto selezionato nelle Cinquantatré vedute del Giappone, mi interessava lavorare sul potenziale metaforico che sta dietro al kintsugi, ovvero l’arte di “riparare con l’oro”, praticata dai ceramisti nel Paese del Sol Levante. Un vaso che si rompe non diventa un rifiuto, qualcosa di cui sbarazzarsi frettolosamente: lo si ripara, utilizzando metallo liquido o lacca arricchita di polvere d’oro, riconoscendogli dignità ontologica e conferendogli attraverso questo processo maggior valore. Allo stesso modo Isabella, la protagonista del racconto, riesce a superare il dolore accettandolo, raccogliendo come si suol dire “i cocci”, facendo delle proprie ferite il punto di partenza per la rinascita. In Kintsugi sono condensati vari spunti delle esperienze che nel corso degli anni ho avuto con la cultura giapponese: la pratica dello shodo, i corsi di lingua… Kintsugi è una storia sull’amore: quello di una coppia ma, soprattutto, quello che dobbiamo nutrire per noi stessi.


CRISTINA DI GIORGI (Al telefono con l'aldilà)

Il mio è un racconto che unisce la passione per il Giappone, la sua cultura e le sue vicende anche di attualità al mio lavoro di giornalista. Il tutto condito da esperienze e sensazioni di carattere parzialmente autobiografico.
L'ispirazione l'ho avuta facendo ricerche su un articolo che poi ho effettivamente scritto e pubblicato. Il tema era il Telefono del vento, ideato e creato nel Sol Levante per alleviare in qualche modo la sofferenza per le perdite che molti nipponici hanno subito a causa dell'incidente nucleare di Fukushima e successivo tsunami del 2011.
A tale vicenda ho legato il desiderio anche personale di entrare in contatto con chi non c'è più. Un desiderio che nel mio racconto si realizza in concreto, dando alla protagonista sollievo e rinnovata serenità. Un messaggio questo che spero con tutto il cuore di riuscire a trasmettere a chi mi leggerà.


ELISA FUMIS (Non sono un kappa)


Quando ho scoperto del concorso indetto da Idrovolante, ho deciso di partecipare in nome delle mie due più grandi passioni: la scrittura e il Giappone.
Ho pensato di scrivere un racconto di fantasia basato su uno degli spiriti del folklore nipponico, il kappa.
La mia storia parla dell'amicizia tra una creatura simile a un kappa, che si sente diverso dai suoi simili, e un bambino timido. L'idea è nata da un'immagine nella mia mente: un piccolo spirito nascosto nella bocca di un bimbo, che parla al posto suo, e che lo aiuta ad affrontare il bullismo.
Spero di essere riuscita a trasmettere la delicatezza di questo legame, proprio come un petalo di ciliegio che si posa sulla testa di qualcuno. 


Non vedo l'ora di leggere gli altri racconti.
E voi lo farete?

Buona lettura!


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lunedì 29 giugno 2020

CURIOSITÀ Cinquantatré vedute del Giappone di Autori Vari - 2° parte -

CURIOSITÀ
Cinquantatré vedute del Giappone
di
Autori Vari
- 2° parte -


Buongiorno lettori,
ecco la seconda parte di questo post speciale che coinvolge diversi autori!

Qualche settimana fa vi avevo segnalato l'uscita della raccolta di racconti "Cinquantatré vedute del Giappone", edita Idrovolante Edizioni, a cura di Linda Lercari e Furio Detti, dove potete trovare anche il mio racconto dal titolo: "Il fiore del destino".

Con la collaborazione di Linda Lercari, che è stata così gentile da fare da tramite, oggi alcuni degli autori della raccolta ci raccontano alcune curiosità in merito al loro racconto, come hanno trovato l'ispirazione o un aneddoto saliente riguardante la sua stesura.


Poiché in molti degli autori hanno risposto all'iniziativa e per non creare un post eccessivamente lungo, ho deciso di dividerlo in tre parti (la prima parte è stata pubblicata lunedì 22 giugno - qui il link se ve la siete persa - e, salvo imprevisti, la terza parte sarà pubblicata lunedì 6 luglio).

Partiamo a conoscere altre curiosità di altri autori della raccolta...



ANNARITA STELLA PETRINO (Hiro)


Quando sono stata invitata a partecipare al concorso “Racconta il Giappone” indetto dalla Idrovolante Edizioni, mi sono chiesta se sarei stata in grado di raccontare il Giappone, non essendo io un’esperta. Sono una scrittrice di fantascienza, innamorata di questo genere, quindi ho pensato sin da subito che avrei scritto qualcosa in chiave fantascientifica. Per scrivere il racconto ho tratto ispirazione dal film “L’ultimo Samurai”, sul quale ho fatto delle ricerche più approfondite comparandole con la storia relativa al periodo storico di riferimento. Quindi ho giocato sulla dualità realtà storica/ realtà cinematografica che nel racconto è stata trasposta nella dualità realtà/olografia.



MARIA CONCETTA DISTEFANO (Tokyo)


Ohayou gozaimasu! Vorrei usare “チャオ chao”, il nostro italianissimo “ciao”, ma pare che i giapponesi lo abbiano importato come modo di salutare un po’ fighetto per far colpo sulle ragazze e lo utilizzino in anime, drama ecc. e, per strada, solo per scherzo…
Il mio racconto s’intitola “Tokyo” e l’ispirazione l’ho trovata in situ! Durante un bellissimo soggiorno di quindici giorni, nel luglio 2015, in quella città.
Mio marito, per un lavoro collegato alla Japan Airlines, era già andato due volte in Giappone in due anni diversi. Ogni volta ne era tornato entusiasta. Mi parlava della cortesia dei colleghi giapponesi, della loro ospitalità elegante e misurata, ma anche dell’orgoglio con il quale gli avevano mostrato luoghi e templi sacri e avveniristiche architetture non solo a Tokyo, dove si svolgevano le riunioni di lavoro, ma anche a Kyoto e a Osaka nei weekend.
Sull’onda del suo entusiasmo cominciammo a frequentare i ristoranti giapponesi a Torino e gustare dell’ottimo sushi in alcuni di essi.
Da parte mia cominciai a interessarmi di arte giapponese. Fortunatamente a Torino, dal 2008 esiste, in via San Domenico, 11, uno splendido Museo d’Arte Orientale, il MAO, appunto, che, oltre a mostre temporanee, accoglie sezioni permanenti dedicate all’arte orientale nei suoi quattro piani di gallerie.
L'atrio d'ingresso è stato realizzato come un ampio spazio vetrato che conserva il ciottolato ottocentesco di Palazzo Mazzonis (sede del museo) e ospita giardini zen giapponesi, con sabbia e muschio. Il primo piano ospita la prima parte della Galleria Giapponese, dove si possono ammirare grandi paraventi dipinti e una serie di sculture lignee laccate e dorate. Al secondo piano la galleria prosegue con l'esposizione di armi e armature, dipinti, stoffe e preziose stampe.
Prima di volare a Tokyo, passai quindi molti pomeriggi a cercare di “assorbire” un po’ di questa affascinante cultura attraverso visite “meditative” al MAO dove la collezione giapponese svela l'unicità del connubio tra tradizione, artigianalità e sapiente conoscenza dei materiali. Lì ammirai statue lignee dal XII al XVII secolo, paraventi dal XVII al XIX secolo, tessuti, dipinti e xilografie, nonché oggetti laccati, armi e armature. E, in un’occasione, ebbi la fortuna di vedere una delle poche copie rimaste in buono stato della celeberrima xilografia della Grande Onda di Kanagawa, di Hokusai, che è esposta periodicamente.
Come dicevo, nel luglio 2015 decidemmo di volare a Tokyo, come prima tappa di altri viaggi a venire nell’impero del Sol Levante, e ne rimasi affascinata.
Tokyo era proprio come l’avevo immaginata e forse persino più intrigante. New York e Oriente in un solo posto, passando per la bohème parigina. Rutilante di luci ma, al contempo, sobria e misurata.
Ai piedi della Tokyo Tower ricordo un incontro molto simpatico e, forse, esemplificativo di certo “riservato” carattere giapponese così diverso dal “nostro” italiano, sicuramente più “estroverso”.
Io e mio marito fummo avvicinati da due studenti, in divisa scolastica, e uno di loro, molto timidamente, ci chiese se poteva farci una piccola intervista in inglese per la scuola.
Certo, rispondemmo. E allora il ragazzo, con una cartellina in mano e una penna pronta a essere usata per prendere appunti, ci chiese cosa pensassimo di Tokyo come turisti, cosa avevamo visitato, come eravamo venuti a conoscenza della Tokyo Tower e così via.
Un questionario di “marketing” per raccogliere dati in vista di una promozione turistica sempre più ampia della città.
Tutto regolare. La cosa che ci colpì, invece, fu che quando chiesi perché l’altro ragazzo non ci facesse domande, la risposta, accompagnata da un rossore del viso, fu che “lui è molto timido e, soprattutto, ha paura di fare una brutta figura sbagliando a parlare inglese.” 
Che dire, rimasi “commossa” da quella risposta e… torneremo senz’altro in Giappone per visitare altri luoghi, appena sarà possibile…



CLARA TERRAGNOLO (Non cogliere questo fiore…)


Sono Terragnolo Clara, ho scritto il racconto “Non cogliere questo fiore…” tratto da una storia vera, profondamente vissuta in un contesto pieno di contrasti ma anche di fascino dove modernità e tradizione sopravvivono ancora nel ventunesimo secolo.



CLAUDIA MALTESE (Ojigi – diario di una settimana in giappone)


Il mio racconto è in realtà un diario che prende vita nel Novembre 2018, durante la prima esperienza oltreoceano di una coppia di donne in Giappone, esattamente nella prefettura di Tokyo. E’ un viaggio breve, di una sola settimana, ultimo disperato tentativo di ritrovare l’Amore assopito tra le due viaggiatrici, le quali vivono un periodo di allontanamento fisico ed emotivo. La narrazione avviene attraverso gli occhi di una delle due protagoniste, un racconto che dipinge un primo breve impatto con la cultura nipponica, descrivendone le tradizioni, le usanze, i colori, senza mai elevarsi a guida o cicerone ma in maniera molto ingenua, naturale. I giorni si avvicendano tra riflessioni, cibo, paesaggi incantevoli  e molte domande. Sono degli appunti di viaggio scritti con occhi increduli ma anche un po’ malinconici, riusciranno il Giappone e i quartieri di Tokyo a far ritrovare l’Amore perduto? A fine di ogni paragrafo del racconto ricorreranno degli hashtag che potranno servire, solo a chi volesse, a scoprire qualche scatto di quella intensa settimana sui social, perché si, questo racconto è stato scritto durante la mia prima vacanza in Giappone, ricordo lucidamente della lucina che tenevo nascosta sulla mia branda, per non dare troppo fastidio alle altre persone con cui dividevo la camerata mentre cercavo ogni sera prima di dormire, di appuntare i posti visitati e le immagini che avevano evocato. Pochi appunti giornalieri scritti a mano su un quaderno con delle foglie di palma disegnate sulla copertina morbida. Un quaderno che è rimasto nascosto per un anno prima di trasformarsi in racconto breve, prima di portare alla luce l’amore per il Giappone, che inevitabilmente ti porta ad amare un po’ di più anche se stessi.



NADIA FINOTTO e ALESSANDRO AMADESI (Wasabi o l’arte di infuocare)


Questo è un racconto che è nato “in partecipazione”. Io non conosco molto il Giappone, ma mi affascina, mentre Alessandro lo conosce invece molto bene e quando gli ho parlato del concorso ne è rimasto subito entusiasta.
Io volevo scrivere qualcosa di trucido e abbiamo messo sul piatto alcune idee che però non ci entusiasmavano. Poi una sera, chattando con una mia carissima amica profonda conoscitrice del Giappone, lei mi disse: “sai cos’è il wasabi? È una salsa giapponese tremila vote più forte del kren”. Mai parole furono per me più rivelatrici: in quel momento seppi che il wasabi sarebbe stato lo spunto giusto.
Ne ho immediatamente parlato ad Alessandro e da lì sono partite le ipotesi per la trama, dopo di che è stata stilata la “scaletta alla Ale” che è un riassunto per punti a cui lo svolgimento del racconto deve attenersi et voilà, eccoci pronti per la partenza.
I nomi dei personaggi sono tutti di Ale, perché io non sono molto ferrata in nomi giapponesi, mentre il racconto ce lo siamo palleggiato ognuno scrivendo una parte, che veniva prontamente continuata dall’altro.
L’incipit è mio e, dopo vari rimbalzi più o meno trucidi, si arriva al finale che invece è di Ale.
In men che non si dica il racconto si è materializzato sul foglio ed ecco pronto “Wasabi o l’arte di infuocare”, che ci siamo divertiti un sacco a scrivere.

Sì, Nadia ha ragione, ci è piaciuto molto scrivere questo racconto. Penso che sia partito da tre idee diverse, se ricordo bene: un pilota di caccia zero, un samurai di oggi e un folle; ed effettivamente, ripensandoci, il wasabi ha dato origine ad un personaggio che a proprio modo è un samurai, molto stranito, forse fin troppo, un folle e a proprio modo un pilota. A me il Giappone piace e qualcosina la so, ma non tanto come dice Na. Mi affascinano alcune cose, tra le quali i giardini zen.
Il concetto incomprensibile, per gli italiani, del seguire i piani e l’organizzazione in modo rigoroso (in questo caso specifico maniacale), ha dato origine a un samurai con un grande senso dell’onore e del servire la causa. Ovviamente fare dell’ironia è tipico nostro, così abbiamo portato il concetto un po’ oltre, ma mai prendendoci troppo sul serio. Garantisco, però, che il finale non lo volevo scrivere, giuro, non so dove ho sbagliato… troppo tardi.
Seriamente, credo che al di là delle esagerazioni e delle note criminali, scrivere cose folli piaccia molto a Nadia e a me, quindi un tributo alla follia è anche questo racconto. Serio, ma non troppo, secondo me.



DEBORA PELIZZARI (Giappone viaggio e…)


Devo ringraziare un’altra autrice Ilaria Vecchietti, anche lei con un racconto nel libro, ha proposto il concorso e come non farlo?
Appena ho letto Giappone, non potevo rimanere indifferente!
Da sempre affascinata, seguendo manga/anime e qualcosa della vita giapponese (cibo/tradizioni), ho provato a scrivere il racconto, anche se non sono una scrittrice.
Quello che posso dire mi è venuta in mente la protagonista e questa scalinata lunga… il resto lo dovete leggere per capire dove appare questa parte.



ELENA MAULINI (Nihon)


Sono innamorata della Terra del Sol Levante, della sua lingua e cultura da che ho memoria e “Nihon”, per me, è un vero e proprio modo d'essere, di vivere, qualcosa che va al di là dei confini geografici. L’ispirazione per questo racconto è scaturita in maniera del tutto spontanea al ritorno dal mio primo viaggio in Giappone, dal desiderio e dalla necessità di voler condividere le emozioni e i pensieri che quell’esperienza mi aveva regalato. Perché Nihon, il Giappone, è un paese che richiede cuore aperto ed anima in ascolto, un viaggio che implora di prendersi il tempo per respirare.
Quando cominci a muovere i primi passi non puoi non accorgerti che, nell’infinità di piccole vie che intersecano la strada principale, puoi trovare chiassose sale gioco e antichi palazzi dall’aspetto quasi incantato affiancati fra loro in un modo quasi surreale. Ti ritrovi a camminare nel centro di Tokyo, tra luci e negozi, e ad intravedere un piccolo tempio in fondo alla via, o un ryokan (albergo tipico giapponese) con le sue pareti in carta di riso e file di ciabatte perfettamente allineate all’ingresso. Se alzi lo sguardo, gli occhi vengono rapiti dal complesso intreccio dei fili che si snodano dai pali in legno e che collegano ogni edificio di Kyoto; diventano presto familiari i luminosi e colorati distributori di bibite disseminati lungo la strada. Persino il suono insistente delle cicale estive comincerà a somigliare ad una canzone.
Familiare: è così che il Giappone diventa in poco tempo. Ti senti a casa, senza capirne il motivo.
Natsukashii è una parola giapponese che rappresenta una sensazione di nostalgia, o mancanza, che si sente per qualcosa che in realtà non si è mai visto o vissuto direttamente. Può essere un luogo, una situazione, una persona. Per me è sempre stato Nihon. È difficile spiegare come ci si possa sentire a casa in un luogo distante migliaia di chilometri e nel quale non si è mai stati prima, eppure è così.
Spero di essere riuscita, in queste poche pagine, a trasmettere almeno una piccola parte di quello che il Giappone è sempre stato per me, e a invogliarvi a lasciarvi trasportare in questa Terra, metaforicamente o di persona. Nihon vi porterà dove avevate bisogno di essere, anche se ancora non lo sapevate.



SILVIA MARIA CRIPPA (La prima veduta del Monte Fuji)


Ho passato gli ultimi quattro anni in Corea del Sud e, grazie alla vicinanza al Giappone, ho potuto fare numerosi viaggi in quest’ultimo paese. La mia regola era di andarci almeno una volta all’anno, scusa che ho sfruttato al meglio per scoprire le bellezze e la cultura del Giappone. Ad agosto dell’anno scorso sono stata per la prima volta sul Monte Fuji, obiettivo che mi ero prefissa da tempo dopo numerosi tentativi fallimentari di vedere la montagna sacra da lontano. Prendendo spunto da questa esperienza ho scritto “La prima veduta del Monte Fuji”, parlo delle mie emozioni, descrivo il paesaggio, il percorso che ho intrapreso e persino gli incontri che sono avvenuti. Non sono salita fino alla sommità, ho deciso di circoscrivere per alcuni chilometri il monte ma ho comunque in programma di scalarlo la prossima volta che andrò in Giappone. Ho diviso il racconto in tre parti che rappresentano tre momenti precisi di questa avventura, inoltre, l’unica protagonista sono io ma in realtà ho fatto questo viaggio con mia sorella minore, Sara, e la devo ringraziare perché ha accolto con entusiasmo la proposta di andare sul Monte Fuji e non mi ha lasciato sola in un momento così “importante”.



ANDREA GRECO (Piccole cose)


Il concorso mi è stato suggerito dalla mia compagna Sabrina, anche lei selezionata, ma devo ammettere che ho avuto qualche problema a trovare un tema nell’immediato, anche perché non apprezzo le cose troppo semplici che rischiano di scadere nel banale. Volevo raccontare qualcosa ma in modo particolare.
Ho lasciato vagare i pensieri per qualche giorno finché dal ribollire dell’inconscio non è rispuntato un evento curioso che mi è capitato in un piccolo santuario di Tokyo. Uno di quelli che mette alla prova le credenze di una persona tendenzialmente scettica e che ha legato quindi la magia del Giappone al mio cuore. Piccolo è il santuario, incassato tra i palazzi di cemento della metropoli, come piccoli sono i personaggi all’interno e i fatti di vita quotidiana che si verificano. Ma qualcosa di grande può essere sempre pronto a svelarsi...
Ecco l’importanza delle piccole cose e il valore che si deve imparare ad attribuire ad esse.


Non vedo l'ora di leggere gli altri racconti.
E voi lo farete?

Buona lettura!


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