Mi imbatto casualmente in un articolo in cui si fa riferimento ad un contest letterario sul Giappone.
Incuriosita, seguo il link per saperne di più e arrivo alla pagina di Idrovolante Edizioni.
Inizio a leggere le modalità del concorso e subito penso: “Interessante, quasi quasi… Ho la libertà di poter raccontare per la seconda volta il “mio” Giappone, perché non provarci?”. Ed ecco che nella mia mente, in pochi secondi, la mia veduta del Paese del Sol Levante è già chiara dall’inizio alla fine; so cosa voglio scrivere e raccontare.
Presa dall’improvviso entusiasmo, leggo a voce alta l’articolo ai miei genitori e a mio marito. Mi arriva subito in coro da parte loro un: “Ecco, brava, finalmente ti metti a scrivere!”.
Piccola parentesi: mia mamma mi ha sempre vista scrivere fiumi di diari dalle medie fino ai 30 anni circa, quando ho incontrato quello che poi sarebbe diventato mio marito. Ho sempre messo nero su bianco i miei pensieri, le mie emozioni e quello che vivevo, mi aiutava a schiarirmi le idee. Mio marito, da parte sua, da quando mi conosce si è sorbito chilometri di sms (non esistevano ancora gli smartphone). Inoltre, da quando siamo sposati, continua a dirmi che dovrei mettermi a scrivere seriamente perché mi vede inondare di messaggi altrettanto chilometrici i miei (ormai diventati nostri) amici che vivono in altre regioni d’Italia, conosciuti grazie alla mia passione per l’animazione giapponese.
I giorni successivi a quella domenica sono passati tra la frenesia della vita di tutti i giorni e soprattutto l’intervento a mia mamma che mi hanno fatto per un attimo dimenticare il mio racconto.
Nell’ultimo weekend di febbraio io e mio marito avevamo in programma un viaggio a Torino: una delle tappe principali era la visita al MAO (Museo di Arte Orientale) dov’era allestita la mostra Guerriere dal Sol Levante che sarebbe rimasta aperta fino al primo di marzo. Immersa nell’atmosfera giapponese della mostra, mi è tornato in mente il contest e sapevo che non avrei avuto più molto tempo a disposizione. Rientrati a casa, ho passato gli ultimi due giorni di febbraio a ripensare ai miei viaggi in Giappone e questo mi ha aiutata anche ad affrontare la situazione che ormai avevamo iniziato a vivere a causa del Covid-19. Anche la notizia che il mio racconto era stato selezionato è arrivata in una giornata un po’ triste, nel “bel” mezzo del lockdown e con tanti pensieri che mi affollavano la mente dopo l’ennesimo intervento a mia mamma: inutile dire che sono saltata sulla sedia davanti al computer quando ho ricevuto l’e-mail! Ho pensato subito quanto fosse incredibile che di nuovo il Giappone fosse arrivato indirettamente a risollevarmi il morale. Di nuovo, ancora una volta. Posso davvero affermare che la Provvidenza ha voluto che il Giappone mi cambiasse spesso la vita nel corso degli anni, prima facendomi conoscere amici veri e meravigliosi, che fanno parte di me ed io di loro, con i quali condivido non solo la passione per l’animazione ma anche l’amore per questo splendido paese, poi facendo nascere la relazione con mio marito, coltivata in fumetteria, fino ad arrivare a questa bellissima sorpresa!
Il mio amore per il Giappone nasce dall’animazione, un amore coltivato fin da piccola e che è cresciuto e maturato nel corso degli anni. Essendo nata nel 1977, ho avuto la fortuna di godermi fin da piccolissima le prime produzioni di anime trasmesse in Italia (Heidi e Atlas Ufo Robot in primis, nel 1978). Ho dei bellissimi ricordi dei miei primi anni di vita passati davanti alla TV assieme ai miei genitori, incollati allo schermo dalle vicende dei protagonisti: Candy, Peline, Remì, Anna dai capelli rossi, tutta la sfilza di robottoni, non ultimi L’uomo tigre, Sampei, Conan… per poi arrivare a tutta l’animazione anni ’80 e ’90 le cui sigle ormai erano cantate da Cristina D’Avena (mia mamma ancora adesso a 82 anni se le ricorda!). Non ne ho perso uno! Una volta cresciuta e scoperta la provenienza di quelle storie che tanto mi appassionavano, inevitabilmente ho cercato in tutti i modi di informarmi più possibile su questo paese così lontano e così diverso, ma che fin da subito mi aveva catturata in qualche modo. Arrivata all’università, già a metà del mio percorso di studi avevo le idee chiare su quale sarebbe stato l’argomento della mia tesi di laurea, così nel 2001 sono riuscita a laurearmi parlando per 20 minuti di quella che ormai era la passione della mia vita: l’animazione giapponese. A cascata è arrivato tutto il resto: l’iscrizione al forum di Sailor Moon, le amicizie strette e mai lasciate, la relazione con mio marito. Più cose conoscevo del Giappone e più cresceva in me il desiderio di metterci piede un giorno: per anni ho coltivato questo sogno e finalmente nel 2014 sono riuscita a realizzarlo! Quello che ho provato nel mio primo viaggio ho cercato di esprimerlo nel mio racconto: ancora adesso è talmente vivido il ricordo di ogni singolo momento trascorso in quelle caldissime giornate tra fine luglio e i primi 10 giorni di agosto che il solo parlarne mi emoziona come se fossi realmente di nuovo lì. Tutto ciò che a livello teorico già sapevo e che avevo sempre immaginato, finalmente era reale e ho potuto viverlo in prima persona assieme ad altri compagni di viaggio che non conoscevo! Avendo girato soprattutto per Tokyo e dintorni, era rimasto vivo in me il desiderio di poter tornare per visitare anche altri luoghi, ed ecco che finalmente lo scorso anno io e mio marito siamo partiti da soli, questa volta in primavera, facendo in due settimane un vero e proprio tour de force su e giù tra Kanto, Kansai e Chugoku. Altra stagione, altre meraviglie, altri profumi, altri suoni, altri gusti… e al ritorno la stessa nostalgia di quei giorni e di quei luoghi che ancora oggi permea le nostre giornate, nell’attesa di poter tornare prima possibile! Tutto questo ho cercato di trasmetterlo nel mio racconto che raccoglie i miei due viaggi, mettendomi dalla parte di chi come me ha sempre sognato questo fantastico paese e finalmente ha realizzato il proprio viaggio di una vita.