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Ilaria Vecchietti, autrice del racconto "L'ultima chance...", e dei romanzi fantasy "La Libertà figlia del Diavolo", "L'Isola dei Demoni" e "L'Imperatrice della Tredicesima Terra". E altri racconti pubblicati in raccolte.
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venerdì 7 gennaio 2022

Segnalazione: Un amore incancellabile: Ritorno di Daniela Tess

Segnalazione:

Un amore incancellabile:

Ritorno

di
Daniela Tess



Buongiorno lettori,
vi segnalo il romanzo: "Un amore incancellabile: Ritorno" di Daniela Tess (1° volume di una trilogia).

Autrice già conosciuta per la trilogia Un amore proibito: la trilogia completa e i racconti.


Biografia:
Lettrice compulsiva e scrittrice di romances. Vive a Roma, della cui storia è un’appassionata. Ama viaggiare, adora l’estate e il mare, elemento che ritiene un toccasana per il suo spirito, un naturale antidepressivo. Sogna una casa con terrazzo dove far spaziare lo sguardo e dove inseguire le sue visioni. Sì perché da quando ha iniziato a scrivere non si è più fermata. Lei non “pensa” alle sue storie, lei le “vive” nella sua mente, le appaiono come film precostituiti. Può solo assecondarle e seguire i caratteri capricciosi dei personaggi che affollano la sua mente. Vorrebbe avere più tempo per leggere e “creare trame” ma è anche consapevole di amare i suoi alunni e ritiene l’insegnamento una “passione” a cui difficilmente potrebbe rinunciare. Vedere occhioni spalancarsi di curiosità ed entusiasmo è un’emozione irrinunciabile nonché una responsabilità grande e gratificante. L’avvicinamento alla scrittura è stato graduale. Dapprima Daniela è stata una lettrice onnivora, amante soprattutto di gialli e rosa. Dopo aver letto migliaia di romances, un bel giorno, in un forum, raccolse una sfida: avrebbe provato a scrivere una fan fiction storica, ambientata nell’Ottocento inglese. Il primo capitolo nacque come d’incanto…finalmente le sue fantasie avevano la possibilità di liberarsi e correre a briglia sciolta. Nel suo primo romanzo ha messo gli elementi per lei ideali di una storia: un’eroina bella, dolce, generosa e determinata a perseguire i suoi ideali e la felicità; un eroe forte, onesto, romantico e passionale; un amore contrastato, inaspettati colpi di scena e tanta introspezione psicologica. Daniela ama scavare nell’animo dei suoi personaggi, rivelarne l’anima nascosta. Nelle sue storie, ricche di “coup de theatre”, spesso nulla è come appare.

Bibliografia completa:
Serie “Un amore proibito”.
1) Un amore proibito - Origini #1 trilogia
2) Un amore proibito - Orgoglio #2 trilogia
3) Un amore proibito - Oltre #3 trilogia
4) I Racconti di un amore proibito (due racconti spin off della trilogia)
5) Un amore proibito: la trilogia completa e i racconti (riedizione di tutte le opere precedenti in un unico volume)

Sito: danielatess.com
Ig: @danielawritess
Fb: @danielawritess



Gene
re:
 romanzo historical romance

Editore: self publishing
Data di pubblicazione: 8 dicembre 2021
Numero pagine: 250
Prezzo cartaceo: 11,99€
Prezzo ebook: 2,99€ 
Link per l'acquisto su Amazon:




Sinossi:
Inghilterra 1830

Eve è la giovane figlia del potente duca di Tresham. Ha vissuto per anni in un collegio per giovani aristocratiche, lontana dagli affetti e  dagli scandali. È buona, generosa, innocente, come lo era sua madre Alyce. Tornata in seno alla sua famiglia, si prepara al debutto in  società, sognando un uomo fedele e altruista, che la ami e la sposi. Incontra invece Richard: scuro, pericoloso, con due occhi di ghiaccio. Lui è tutto ciò su cui l’hanno messa in guardia fin da bambina. Lui è chi non dovrebbe mai guardare e a cui un’ innocente come lei non dovrebbe rivolgere neanche parola: libertino, cinico, edonista. Un uomo che non ha il matrimonio tra i suoi obiettivi.  Soprannominato il figlio del diavolo, nasconde più di un peccato e di un segreto. Può un angelo innamorarsi del diavolo? E può il diavolo, desiderare un angelo?

Tornano gli eredi dei  Tresham in un nuovo, appassionante capitolo: passioni, tradimenti, colpi di scena, segreti inconfessabili...amori incancellabili.

Primo volume di una nuova trilogia. Non autoconclusivo.



Eccovi anche degli estratti:

Primo estratto

Richard la conduceva nella danza sicuro, forte, autorevole. Eve si lasciava condurre, sostenuta dalle forti braccia di lui. Sperava di non inciampare e di non essere goffa. Aveva la ricorrente tentazione di guardare i propri piedi, di contare i passi. Non aveva mai ballato così stretta a un uomo, a pochi centimetri dal suo torace, dal suo viso, dal suo respiro. Lui si accorse del suo disagio: «Cosa avete? Rilassatevi, vi guido io. Sembrerebbe quasi che non abbiate mai ballato un valzer prima…»

Era ammutolita, ma cosa le stava succedendo?  Non era mai rimasta a corto di argomenti. In quel momento rimpianse la sua poca esperienza nella vita “di società” e nell’arte del corteggiamento. Non sapeva cosa rispondergli. Come avrebbe voluto essere più esperta e sofisticata, chissà come rideva di lei, dentro di sé! Chissà come doveva sembrargli sciocca! Si scosse, dopotutto era una Tresham e parlò per spezzare quel silenzio e l’incantesimo di quegli occhi.

    «Non sono a disagio» mentì. «È che non mi sono mai trovata prima in una situazione così sconveniente».
«Perché vi sembra una situazione sconveniente? Cosa c’è di così ambiguo?»

E la guardò sfidandola a dirgli la verità. Lei alzò il viso e lo fissò, raccogliendo la sua sfida. «Innanzitutto siamo troppo vicini, non siete alla dovuta distanza».

«Davvero?» I suoi occhi brillavano: era divertito, rilassato ma allo stesso tempo vigile, come un predatore. Lei si umettò le labbra. Quegli occhi di ghiaccio seguirono quel movimento e rimasero a fissare la sua bocca. La sua voce si fece più bassa e roca mentre le chiedeva: «E dove vi hanno insegnato qual è la giusta distanza? Nel collegio che avete frequentato?»
«Cosa ne sapete voi?»

 Era seccata dalla sua ironia. «Non mi conoscete; non sono stata neanche degna di esservi presentata, come invece altre nobildonne qui presenti».
Lui rise, una risata piena, soddisfatta. Eve vide di nuovo quella luce, quel lampo ed ebbe ancora l’irritante sensazione che lui conoscesse dei segreti che lei ignorava, che la conoscesse meglio di quanto lei conoscesse se stessa.
«Dato che ho presentato i miei omaggi solo alla contessa di Langley ne deduco che vi riferiate a lei. Cos’è, siete gelosa? Mi lusingate. Se avessi saputo che mi stavate aspettando sarei venuto molto prima. Non avrei fatto passare tutto questo tempo…»
Era sempre più confusa. Lui diceva cose incomprensibili, era impudente, sfacciato e faceva allusioni che non era sicura di capire. In quel momento provava l’impulso di schiaffeggiarlo e di togliergli quel sorrisetto soddisfatto dal viso. «Ma cosa dite? Non siate ridicolo» rispose con la massima alterigia che riuscì a simulare. «Vi facevo semplicemente notare che non eravamo stati adeguatamente presentati; se siete un nobile, come sembra, sapete benissimo che è scandaloso rivolgere la parola a una dama che non si conosca, figuriamoci chiederle un ballo».
La fissò con uno sguardo penetrante. «Allora perché avete accettato il mio invito? Perché non mi avete rifiutato?»
«Come potevo farlo?  Non volevo creare uno scandalo e poi non umilierei mai nessuno con un rifiuto pubblico».
Richard si irrigidì, premette un po’ più forte le dita lunghe, forti, scure, sulla spalla candida di lei. «E’ solo per questo che avete accettato?  Perché vi ho fatto pena?  Sono molte le cose che voglio da voi e la pena non rientra tra queste, non offendetemi».
 «Non voglio offendervi, sto solamente dicendo la verità. Vi sarete accorto che stavo per ballare con il duca di Welbourne, voi vi siete messo in mezzo, a quel punto cosa dovevo fare?»
«Mentite». Adesso il tono di lui era basso, vibrante di collera e delusione a malapena trattenute. Eve capì di aver ferito il suo orgoglio. In parte le dispiaceva ma l’aveva spinta lui a dire quelle parole, con il suo fare arrogante ed autoritario. Cercò comunque di rimediare, almeno in parte «Non dovete offendervi: in fondo, io non so chi siate e perché abbiate voluto danzare con me»
«Oh sì che lo sapete» le sussurrò sul collo. «Ve l’ho già detto: ho voluto ballare con la donna più bella della sala, con la debuttante più affascinante. Volevo stringervi tra le braccia». I suoi occhi ora mandavano lampi, le sue parole erano dure, sembravamo minacce. «Se fosse per me, ora sareste attaccata al mio torace e respirereste la mia stessa aria».

Eve arrossì, di nuovo; con quell’uomo era impossibile non farlo, non rispettava le più elementari regole della decenza. Le diceva cose intime, scandalose, come se lei fosse la sua donna, come se gli appartenesse.
«Volevo avervi ad un centimetro e vedere da vicino se il vostro viso era così sconvolgente, la vostra pelle così perfetta, le vostre labbra così tentatrici…»
Era scioccata. Nessuno le aveva mai parlato con tanta violenza e al contempo tanta passione. Tremava per l’intensità di quello sguardo, per quella luce che aveva scorto nei suoi occhi…desiderio?  Non ne era sicura, eppure…sembrava. Lei, dal canto suo, aveva i sensi sconvolti: la sua pelle fremeva, le sue narici erano sature del profumo di lui, un misto di colonia e virilità. «Non dovreste parlarmi così, non sta bene. Mi state mancando di rispetto. Noi non siamo né amici né fidanzati, non siamo nulla l’uno per l’altra. Non so neanche il vostro nome».
«Oh, vi prometto che presto saremo molto di più che semplici conoscenti; queste sono solo stupide formalità e sciocche regole. Comunque, visto che ci tenete tanto…sono Richard Glainsbourgh,  Marchese di Stanton, per servirvi».
«Siete un marchese?  Non lo sapevo; io sono…»
«So chi siete».
Lei rimase stupita. «Come fate a saperlo?»   
«Ero nella sala da gioco quando siete arrivata, vi ho visto e vi ho riconosciuta. Siete più donna, ora, più matura. Il vostro viso ha acquisito maggior espressività e dolcezza, il vostro corpo è maturato; siete sbocciata in un bellissimo fiore e avete mantenuto le promesse di 
quando vi ho conosciuta, sei anni fa».
«Sei anni fa?  Ma dove, come?» chiese confusa.
«Non vi ricordate di me? Eppure io non ho mai potuto dimenticare il vostro volto…ragazzina». 

 

Secondo estratto

A grandi falcate si diresse verso l’angolo della sala dove c’erano le ragazze che avevano poche possibilità di danzare, ritenute poco “appetibili” sia per una scarsa avvenenza che per mancanza di dote, cosa che le collocava automaticamente fuori dal mercato matrimoniale. Non era la prima volta che si recava lì. Spesso aveva invitato alcune di quelle giovani donne, non certo bellissime o ricche, perché potessero divertirsi come le altre. Non avendo interesse particolare nei confronti di nessuna, poteva scegliere più liberamente una compagna per le varie danze o scegliere di non danzare affatto, come spesso era accaduto. Appena si avvicinò a quel nutrito gruppo, sentì molteplici occhi speranzosi posarsi su di lui. Non bastasse il suo titolo o la sua ricchezza, era la sua avvenenza a far sì che raccogliesse molti consensi tra le nobildonne. Sapeva di essere bello, con due genitori come i suoi non poteva essere altrimenti ma la sua bellezza, per lui, era quasi un fastidio, era un qualcosa che lui non apprezzava più di tanto volendo dimostrare di essere prima di tutto un uomo degno di raccogliere l’eredità del duca di Tresham. Diede un’occhiata distratta. Si sentiva un po’ in colpa per quello che stava per fare ma d’altronde sarebbe stato uno scambio equo. A lui serviva una compagna discreta, con cui ballare semplicemente senza necessità di dover parlare. La lei in questione avrebbe avuto l’occasione di ballare con l’erede di Tresham invece di fare da tappezzeria. Questo calmò la sua coscienza. Guardò le probabili candidate e il suo sguardo si posò su ognuna di loro per un breve momento. Era deciso ad invitarne una qualsiasi ma poi, dopo averla sfiorata con lo sguardo tornò sull’unica, forse, che non lo stava guardando speranzosa, anzi, sembrava quasi terrorizzata alla prospettiva di essere notata. Simon ne fu colpito; chi era quella donna che non ambiva a danzare con lui? La guardò meglio. Sicuramente era una nobildonna impoverita costretta a fare da dama di compagnia. Si avvicinò e notò un corpo informe, nascosto da un vestito grigio tortora molto accollato. Non si vedeva un solo lembo di pelle nuda; era quella vestita più miseramente e in maniera meno vistosa. Inoltre aveva coperto i suoi capelli con un’orribile cuffietta; sul viso portava degli occhiali che la facevano sembrare un topo di biblioteca. Sorrise tra sé: proprio quello che faceva al caso suo, una donna bruttina, scialba, che non avrebbe fatto domande né intavolato una conversazione. Si avvicinò e vide che parlottava con una sua vecchia conoscenza, la baronessa Rodelsky. Ottimo, poteva ottenere una presentazione. Salutò la baronessa. «Lady Roslyn, posso chiedervi di presentarmi la vostra amica? Non credo di conoscerla».
Le gentildonne presenti smisero di parlare dietro ai ventagli e lo fissarono. La delusione era presente in molte di loro; anche la baronessa era evidentemente delusa ma decise di fare buon viso a cattivo gioco. «Ma certo Lord Simon, vi presento la mia dama di compagnia, Celeste Bowman». La donna in questione ancora non lo guardava, era come se, fingendo di non essersi accorta di nulla, potesse farlo sparire. Lui ebbe il dubbio che non fosse molto sveglia, comunque insisté. «Signorina Celeste, è un piacere conoscervi. Potrei avere l’onore di ballare con voi il prossimo valzer? Sempre che non siate impegnata» si affrettò ad aggiungere. Quella precisazione fu da gentiluomo; tutti sapevano che in quell’ala sostavano le donne meno affascinanti e ricercate, era quindi molto probabile che fosse libera. La dama si voltò finalmente verso di lui; a Simon sembrò un cerbiatto spaventato. Per un momento temette che volesse rifiutarlo ma poi, in un sussurro appena accennato, rispose semplicemente «Onorata milord» e posò una mano sulla sua. Simon, soddisfatto, la strinse per condurla a ballare. Camminarono insieme, vicini, lei con la testa bassa e lui che cercava di scrutarla e vederla in viso. Gli mostrava solo quella vecchia cuffia orribile. Si misero al centro della sala; il ton stava spettegolando e chiedendosi cosa gli fosse saltato in mente di invitare quella poverina, avendo trascurato delle vere e proprie bellezze. Quella donna, intanto, alzò leggermente la testa ma rimase a fissare la spilla che chiudeva il suo fazzoletto. Simon cominciava a perdere la pazienza, era così goffa. Le strinse la mano meravigliandosi di quanto fosse morbida e affusolata poi le mise un braccio dietro la schiena per avvicinarla a sé. Rimase colpito dalla perfezione del corpo e dalla vita sottile che andò a stringere ma fu nulla rispetto ai due occhi turchesi che finalmente fissarono i suoi, occhi che neanche quel paio di occhiali riuscivano a nascondere del tutto; occhi bellissimi, grandi, chiari, orlati da lunghissime ciglia; occhi che contrastavano con tutto il resto. Fu colpito non solo dalla bellezza di quelle due perle rare e preziose, che stridevano miseramente con il resto, ma anche dall’intelligenza e dal candore che vi scorse. Rimase sorpreso e, per un attimo, senza parole. Intanto il valzer attaccò e lui sentì l’insopprimibile esigenza di stringere quel corpo flessuoso più vicino a sé; la sentì irrigidirsi, mentre tremava con la mano nella sua.


Molto interessante, lo leggerete?

Buona lettura!

martedì 28 dicembre 2021

Segnalazione: Un amore proibito: la trilogia completa e i racconti di Daniela Tess

Segnalazione:
Un amore proibito:
la trilogia completa e i racconti
di
Daniela Tess



Buongiorno lettori,
oggi vi segnalo la trilogia "Un amore proibito: la trilogia completa e i racconti" di Daniela Tess.

Comprende:
1) Un amore proibito - Origini #1 trilogia;
2) Un amore proibito - Orgoglio #2 trilogia;
3) Un amore proibito - Oltre #3 della trilogia;
4) I Racconti di un amore proibito (due racconti spin off della trilogia).



Biografia:
Lettrice compulsiva e scrittrice di romances. Vive a Roma, della cui storia è un’appassionata. Ama viaggiare, adora l’estate e il mare, elemento che ritiene un toccasana per il suo spirito, un naturale antidepressivo. Sogna una casa con terrazzo dove far spaziare lo sguardo e dove inseguire le sue visioni. Sì perché da quando ha iniziato a scrivere non si è più fermata. Lei non “pensa” alle sue storie, lei le “vive” nella sua mente, le appaiono come film precostituiti. Può solo assecondarle e seguire i caratteri capricciosi dei personaggi che affollano la sua mente. Vorrebbe avere più tempo per leggere e “creare trame” ma è anche consapevole di amare i suoi alunni e ritiene l’insegnamento una “passione” a cui difficilmente potrebbe rinunciare. Vedere occhioni spalancarsi di curiosità ed entusiasmo è un’emozione irrinunciabile nonché una responsabilità grande e gratificante. L’avvicinamento alla scrittura è stato graduale. Dapprima Daniela è stata una lettrice onnivora, amante soprattutto di gialli e rosa. Dopo aver letto migliaia di romances, un bel giorno, in un forum, raccolse una sfida: avrebbe provato a scrivere una fan fiction storica, ambientata nell’Ottocento inglese. Il primo capitolo nacque come d’incanto…finalmente le sue fantasie avevano la possibilità di liberarsi e correre a briglia sciolta. Nel suo primo romanzo ha messo gli elementi per lei ideali di una storia: un’eroina bella, dolce, generosa e determinata a perseguire i suoi ideali e la felicità; un eroe forte, onesto, romantico e passionale; un amore contrastato, inaspettati colpi di scena e tanta introspezione psicologica. Daniela ama scavare nell’animo dei suoi personaggi, rivelarne l’anima nascosta. Nelle sue storie, ricche di “coup de theatre”, spesso nulla è come appare.

Sito: danielatess.com

Ig: @danielawritess

Fb: @danielawritess



Gene
re: trilogia romanzi romance storico
Editore: self publishing
Data di pubblicazione: 15 novembre 2021
Numero di pagine: 675
Prezzo cartaceo: 20,99€
Prezzo ebook: 4,99€ (gratis con Kindle Unlimited)
Link per l'acquisto su Amazon:




Sinossi:
Alyce, secondogenita del conte di Rochford, è una giovane donna di una bellezza assoluta e perfetta, molto dolce, generosa e attenta alle esigenze degli altri. Benché educata secondo i rigidi dettami della nobiltà inglese, è molto determinata a realizzare il suo sogno d'amore, e nasconde un'indole ribelle capace di non assecondare i desideri paterni.
Lucas, moro e attraente, è uno stalliere che ha vissuto una vita di stenti e privazioni tanto da diventare duro e cinico.
Di poche parole, non crede nell'amore, ha un'aria tenebrosa ed è circondato da un'aura di pericolo.

Giorno e notte, luce e ombra... potranno mai incontrarsi e amarsi?

Daniela Tess esordisce in self con “Un amore proibito: Origini” a giugno del 2018, cui seguono “Un amore proibito: Orgoglio” e “Un amore proibito: Oltre”. I tre capitoli, insieme alla pubblicazione speciale “Racconti di un amore proibito”, sono contenuti in questa riedizione.

Alcuni numeri del successo:
🤍 Oltre due milioni di pagine lette
🤍 1^ nelle classifiche “ebook romantici per adolescenti e ragazzi
🤍 1^ nelle classifiche “Storie d’amore di ambientazione storica per ragazzi”
🤍 3^ nella classifica bestseller narrativa storica di Amazon
🤍 In top 50 bestsellers Amazon( generale) per oltre 6 mesi

Un amore incancellabile, sarà la sua prossima pubblicazione, prevista entro fine 2021.



Vi lascio anche degli estratti:

Estratto origini

Inghilterra 1810
«Senti, senti, cosa abbiamo qui? Una piccola rivoluzionaria? Non pensavo che le bamboline avessero anche un cervello sotto quei frivoli cappellini!» Alyce si girò di scatto, scioccata. Chi aveva osato rivolgersi a lei in quel modo? Mai nessuno, in tutta la sua vita aveva osato parlare così duramente alla figlia del conte di Rochford. Stava per rispondere a tono e rimettere a posto quel villano ma si bloccò, o meglio si bloccò la sua voce e il suo cuore. Un brivido di gelo, poi di calore le attraversò il corpo come una scarica. La bocca era secca… ma cosa le stava succedendo? Davanti a lei c’era un giovane uomo, uno stalliere probabilmente. Era alto, molto più alto di lei, scuro, capelli neri. Un ciuffo ribelle gli era caduto sugli occhi. Mentre lo toglieva dal viso, lei notò le sue mani, mani forti, abbronzate, dure, abituate alla fatica ed al lavoro manuale, ma anche bellissime, con le dita lunghe e magre. Una volta aveva visto un pianista con mani così, mani che sapevano sfiorare ed accarezzare i tasti di un pianoforte. Si scosse. Cercò di rispondere ma aveva la lingua legata. Lo guardò in faccia, negli occhi e fece un altro errore. I suoi occhi erano neri, duri, freddi, indagatori, due fessure buie, chiuse, senza luce. Mentre la guardavano non rivelavano nulla di sé ma sembravano volerle entrare dentro e catturarle l’anima. Come se avesse intuito l’effetto che le faceva, il giovane fece un sorrisetto ironico. Il suo sguardo fu più impudente. Cominciò a squadrarla. Le accarezzò il corpo con lo sguardo. Dove si posavano i suoi occhi lei si sentiva bruciare e formicolare. Continuava a soppesarla, valutarla, audacemente, sfrontatamente come un uomo, come un amante, come solo un marito, uno sposo, aveva il diritto di fare, senza il rispetto e la discrezione che il loro diverso rango gli avrebbe imposto di tenere. Alyce tremava sotto quell'esame. Era paralizzata. Dopo un tempo che le parve interminabile sentì John dire: «Lucas, sei impazzito? Cosa ti prende? Non sai chi è costei? E’ la figlia del conte di Rochford, il tuo padrone! Chiedile immediatamente perdono! Scusatelo, Lady Alyce, questo ragazzo è appena arrivato, è il nuovo stalliere e…» «John, non scusarti per me» lo interruppe Lucas «so bene qual è il mio posto. Scusatemi Lady Alyce, il mio comportamento è imperdonabile. Vedete» disse con un luccichio malizioso ed ironico negli occhi «sono un umile e rozzo stalliere, poco abituato a trattare con dame del vostro rango ma solo con animali e diseredati come me». Così dicendo le fece un inchino beffardo che voleva sembrare di rispetto e soggezione ma che era, in realtà, di derisione e disprezzo. Alyce, dopo la confusione iniziale, si sentì attraversare da un fremito di rabbia. Cosa stava facendo? Permetteva ad un umile sottoposto di trattarla così? Ricomponendosi, gli rispose: «Non si preoccupi… signor? Lucas giusto? Capisco benissimo che sia poco abituato a trattare con delle vere signore. Se vorrà mi renderò disponibile per un ripasso delle buone maniere… ne ha davvero bisogno! John» disse rivolta al vecchio uomo con il migliore dei suoi sorrisi stampato sul viso «Potreste preparare la mia giumenta? Vorrei fare una cavalcata e visitare la tenuta. Dopo tutti questi anni ho davvero il desiderio di vedere tutti i cambiamenti che ci sono stati». Mentre parlava con il vecchio stalliere, Lucas continuò a guardare la contessina e sorrise per il tentativo di lei di escluderlo, voltandogli le spalle. Dal canto suo non era affatto tranquillo come voleva apparire, né, se per questo, indifferente.


Estratto orgoglio

Londra 1812 Salone delle feste di Almack’s

Nel salone da ballo una raggiante Arianne tornava a sedersi, accaldata, dopo l’ennesima danza con uno dei suoi numerosi corteggiatori. «Zia» disse a Lady Marge «Dov’è finita Alyce? Non l’ho più vista». «È uscita in terrazza con il duca di Tresham» le rispose sua zia con un luccichio malizioso negli occhi. «Capisco» replicò altrettanto divertita la nipote. Sua zia era incredibile: spiritosa, divertente, allergica alle stupide convenzioni ma desiderosa solamente di vedere le persone care felici e di cercare di esserlo lei stessa, per quanto possibile. Si rimise seduta; quella quadriglia l’aveva davvero stancata. Intanto il suo cavaliere, il conte di Felton, era andato a prenderle una bevanda al tavolo dei rinfreschi. Era davvero un tipo interessante: biondo, occhi azzurri, affascinante e spiritoso, forse leggermente viziato, non avendo praticamente mai fatto nulla nella vita a parte aspettare di entrare in possesso della sua eredità; era comunque una compagnia piacevole. Non le faceva battere il cuore ma d’altronde aveva accantonato da tempo quelle sciocchezze. Lei e Alyce in questo erano molto simili. Alyce non aveva accettato compromessi, aveva preferito un’esistenza solitaria a un misero palliativo. Lei sarebbe stata capace di fare lo stesso? Certo non c’era paragone tra la sua sciocca infatuazione di due anni prima e la tragedia, devastante, vissuta da sua sorella. Le si strinse il cuore: magari, chissà… questo duca di Tresham sembrava un tipo davvero interessante e da come aveva guardato Alyce era già totalmente affascinato da lei. Si avvide che stava tornando Lord Felton, allora accantonò quei pensieri e gli sorrise. Intanto dall’altra parte della sala un uomo era appena arrivato. Si era messo anche lui quella stupida maschera, fortunatamente era quasi mezzanotte. Era in ritardo ma non aveva molta voglia di essere a quella festa. Dopo l’ultima, sanguinosa guerra, temeva di essere cambiato, di non essere più lo stesso. Sorrise, salutò alcuni ospiti. Era lì proprio per scuotersi da quell’apatia che lo aveva afferrato dal suo ritorno tra i “civili”. Voleva tornare a essere l’uomo spensierato e allegro di un tempo, la canaglia superficiale e divertente, amante delle donne e della bella vita. Non gli piaceva quel nuovo se stesso riflessivo e cupo, pensieroso. Quella era l’occasione giusta per rituffarsi nei piaceri di una volta e recuperare quella “leggerezza”. Salutò il conte di Wyngate «Vecchio mio, come stai?» «Finalmente sei tornato dai campi di battaglia, caro Adrian… allora? Pronto per mettere la testa a posto? Si dice che tuo padre sia stufo delle tue follie e voglia un erede prima di morire. Vuole essere certo di lasciare il marchesato in buone mani, tu cosa ne pensi al riguardo?» E rise fragorosamente. Adrian lanciò un’occhiataccia all’amico: «Smettila, mi stai mettendo di cattivo umore. Stasera sono qui per divertirmi, intendo ballare e voglio farlo con la dama più bella della serata anzi, con la debuttante più affascinante. Mi divertirò a scandalizzare la madre prendendo la figlia e trascinandola in un valzer pericoloso» rise. «Il titolo di marchese, che presto sarà mio, mi dà una certa rispettabilità» aggiunse con un velo di amarezza che l’amico non colse. «Guarda guarda quella fata laggiù! Uhm, non sembra neanche una debuttante, non è scialba e infantile come le altre, sembra più donna… ma chi è? Penso di non averla mai vista». L’amico scoppiò in un’altra fragorosa risata. «Chi, quella? Non te la consiglio amico mio! Anche se stasera è affascinante e soave ha una lingua tagliente che non ti piacerebbe. Non fa per te credimi». «Invece voglio conoscerla. Ora chiederò a qualcuno di presentarmi: è la donna più bella della festa e sarà con lei che danzerò». «Fermati Adrian, prima di renderti ridicolo. È assurdo che tu non riesca a riconoscerla, pur portando una maschera; per caso in guerra hai perso la memoria? Possibile che non ricordi la contessina Arianne Rochford?». Adrian si fermò, attonito. Per un lungo momento la osservò: e così quella era Arianne. Il familiare senso di disagio che sempre aveva provato nei suoi confronti riemerse; lo scacciò, infastidito. Certo che lei era davvero cambiata. Non era più l’adolescente acerba e insignificante ma era diventata una vera bellezza. Diversa dalla sorella ma comunque una bellezza: i capelli castano chiaro, con riflessi dorati, erano raccolti in un’acconciatura elaborata con boccoli leggeri che le ricadevano sulle spalle. Gli occhi erano nascosti ma quello che poteva intuire del viso lo lasciò a bocca aperta: la bocca era più piena, sensuale, carnosa; indossava un vestito bianco ma su di lei aveva un effetto tutt’altro che innocente, era scollato e lasciava intravedere la pienezza del seno. Le scivolava addosso sottolineando un corpo snello, perfetto. Era attorniata da decine di ammiratori. Una traccia di buon senso gli disse di voltarsi e andarsene ma come al solito scelse la strada più difficile. Nulla era cambiato, disse a se stesso. Non voleva una moglie e non era certo il caso di corteggiare una debuttante, eppure… quando si trattava di lei, non aveva mai fatto la scelta giusta o saggia. Semplicemente gli faceva perdere il controllo della situazione, era irritante ma anche maledettamente eccitante. Aveva proprio bisogno di una sfida per tornare a sentirsi vivo e a distrarsi. Non ascoltò l’amico che gli diceva di fermarsi, seguì un impulso folle e il suo istinto. Arrivò davanti a lei che stava per alzarsi e ballare il valzer con un idiota biondo. Lui interruppe gli sguardi complici che si lanciavano: «Scusatemi Lady Arianne, credo che questo sia il mio ballo». Lei lo guardò stupita, l’incantevole bocca aperta a formare un cerchio perfetto. Era meravigliata e incredula, forse non si aspettava di vederlo. Prima che l’altro cavaliere protestasse, approfittando della confusione di lei, la trascinò sulla pista per ballare, finalmente insieme, per la prima volta.


Estratto oltre

Capitolo 1 Londra 1812 Residenza dei conti Carlisle

La sala da ballo rifulgeva di luci, colori, profumi. Jane era con suo marito all’ingresso, in attesa di essere annunciata dal conte e dalla contessa di Carlisle. Era molto emozionata, turbata. Odiava quei ricevimenti, odiava essere al centro dell’attenzione. Quando era solo una stupida ragazza piena di sogni aveva anelato a essere la reginetta della festa, insieme a quello che pensava sarebbe stato il suo principe azzurro. Non che fosse bellissima, lo sapeva. Aveva colori troppo chiari, una pelle troppo diafana, occhi celesti che sembravano quasi trasparenti. Avrebbe tanto voluto essere diversa, mora, voluttuosa, con le curve al punto giusto e non magra, esile, com’era. Forse, se fosse stata diversa, suo marito l’avrebbe amata o quantomeno non avrebbe cercato le altre. Tante altre. Ricacciò indietro le lacrime che minacciavano di uscire. Non era davvero il caso di abbandonarsi all’autocommiserazione. Non più. Era quasi morta quando aveva capito, nel più brutale dei modi, che lui non l’amava, che non l’aveva mai amata. L’aveva sposata solo per i suoi soldi. Glielo aveva detto, e dimostrato, durante quegli anni. Si portò una mano al collo dove portava i gioielli dei Rochford. Era l’unico ornamento prezioso. Una volta era stata graziosa, desiderosa di piacere, di farsi ammirare. Ora era… non sapeva più cos’era. Dentro si sentiva spenta, una vecchia ottuagenaria. Non era la ragazza sognatrice di un tempo. Non amava più i vestiti e non seguiva la moda; tanto tempo prima aveva creduto che se fosse stata à la page lui l’avrebbe apprezzata. Anni di indifferenza, a volte di crudeltà, le avevano ben presto fatto cambiare idea: era e sarebbe stata sempre un topolino, come amava definirla, troppo insignificante, chiusa, timida, per lui. Troppo poco per l’erede di una delle casate più antiche del regno. Tanto perfetto fuori quanto marcio dentro. Lo guardò. Era bellissimo, così bello da farle ancora sentire quella maledetta morsa allo stomaco. Alto, capelli nerissimi, con occhi blu, freddi come il ghiaccio… penetranti, predatori, sensuali, pericolosi. Occhi che la tormentavano di giorno e popolavano i suoi incubi di notte. Occhi che conoscevano ogni centimetro di lei, che le ricordavano il suo abbandono e il suo ferito, giovane amore. Le prese la mano, fredda: quella di lui bruciava. Un brivido le attraversò il braccio. Cercò di divincolarsi. «Calma, topolino» le sussurrò piano perché nessuno sentisse. «Salviamo almeno le apparenze, diamo l’idea di essere una maledetta coppia felice». Già, le apparenze. L’unica cosa che contava. Avevano attraversato un momento difficile, drammatico, due anni prima. Ne erano usciti a fatica, salvando la casa e le proprietà dai creditori. Jane non sapeva come lui avesse fatto. Sospettava che fosse una tregua, in attesa della vera catastrofe. Codardamente preferiva ignorare ogni cosa che riguardasse suo marito. Ciò che si ignorava non poteva fare male. Come cambiavano i tempi! Una volta desiderava conoscere tutto di lui; ora preferiva non sapere nulla. Se non avesse avuto paura che le impedisse di vedere i suoi figli lo avrebbe lasciato. Sarebbe scappata lontano da quell’uomo che odiava con la stessa ferocia e intensità con cui lo aveva amato. Lui non si confidava con lei. E ora neanche lei anelava a quello. Le faceva paura e cercava di stargli lontana. Ma forse, a farle paura, era qualcosa dentro di sé che non era ancora morto, che non era ancora stata capace di uccidere. La stretta sul suo braccio si intensificò: era il loro turno. Si preparò a esibire il suo sorriso migliore, pregando che quella serata finisse presto. Voleva essere a casa, a Rochford Manor, con i bambini. L’indomani sarebbe stata domenica, avrebbe voluto partecipare alla funzione, parlare con il curato delle famiglie bisognose della contea. Aveva tante idee, amava occuparsi degli altri, la faceva sentire utile, “necessaria”, le dava un posto nel mondo, uno scopo. Furono ricevuti e annunciati; insieme, sempre con la mano di lui che le teneva il braccio, arrivarono nello splendido salone. Non avevano potuto declinare quell’invito. Era obbligata, dai voti pronunciati, ad accompagnarlo a quegli eventi anche se li detestava. Come un perfetto marito, Philip la condusse nella danza d’apertura; era un ballerino magnifico al cui confronto lei spariva. Faticava ad adeguarsi ai suoi passi lunghi, alla sua andatura sensuale, prepotente. Ballava così come faceva l’amore: aggressivo, imperioso, dominante, con un perfetto controllo di ogni muscolo. Arrossì. Come le era venuta quell’idea? Erano secoli che non visitava più il suo letto. Ora gli serviva solo come moglie da esibire e nient’altro; gli aveva dato due maschi sani, non occorreva che si sforzasse ancora per giacere con lei. «Cos’hai?» Le chiese. Era incredibile come, pur ignorandola, sembrasse sempre accorgersi di tutto ciò che la riguardava, sembrava sempre leggerle dentro, come nessun altro sapeva fare. Forse, insieme al suo seme, aveva accolto una qualche specie di veleno, che gli permetteva di controllarla, di sentirla, di averla sempre alla sua mercè. Arrossì ancora di più per la sconvenienza di quel pensiero. Cosa le succedeva? Non faceva mai pensieri così volgari. Non era come le donne di cui lui amava circondarsi. Eppure era la verità: si sentiva marchiata, posseduta da qualche strana malìa, avvelenata nel profondo, incapace di sottrarsi a un incantesimo malvagio. Alla fine della quadriglia, sempre insieme, andarono a salutare delle coppie di vicini e conoscenti. Subito si ripeté la scena a cui era tristemente abituata: le donne adoranti che occhieggiavano suo marito, che gli parlavano, che lui stuzzicava, con cui rideva. Era brillante, colto, affascinante, con un gran senso dell’umorismo. Tutte doti che non aveva mai sprecato con lei. Sussultò quando la viscontessa Berkeley si avvicinò seducente a lui. Un lampo di riconoscimento e un sorriso predatorio apparvero negli occhi di Philip. Dunque era quella la sua ultima amante. Le chiacchiere che le sue premurose amiche le avevano riportato erano vere. A un tratto vide che la nobildonna si era fatta strada fino a lui che, circondato da dame bellissime, le stava intrattenendo con aneddoti divertenti, dimenticandosi di sua moglie, relegata in un angolo, fuori da quel cerchio di chiacchiere oziose. Ma la goccia che fece traboccare il vaso fu vedere quella donna mora, affascinante e voluttuosa, il suo esatto contrario, poggiare le sue grazie esposte da un corpetto scollato sul braccio del marito. Che spudorata! All’improvviso si sentì un pesce fuor d’acqua: odiava quella gente, quella falsità, quell’ipocrisia, quella mancanza di rispetto! Si sentì soffocare: non poteva avere un attacco di panico, non lì, non in quel momento, non di nuovo dopo tutto quel tempo! Senza avvisare nessuno, e ignorata da tutti, scappò dal salone per sfuggire alla ressa e cercare di ricomporsi. Philip vide con la coda dell’occhio Jane avviarsi triste e sconsolata fuori dalla grande sala. Una stilettata in quel buco nero che chiamavano cuore lo sorprese; non avrebbe dovuto provare nulla, non certo rimorso, o dolore. Sapeva cosa aveva visto lei. Susannah, la sua ultima amante, spudoratamente stava mettendo in mostra le sue grazie. Jane non poteva sapere che erano mesi che non ne approfittava, non poteva sapere che quella recita, da parte di lui, era solo a beneficio suo, per tenerla lontana. La sentiva sempre di più, sentiva ogni suo sussulto, ogni dolore, leggeva il suo viso e il suo corpo come un libro aperto. Non era entrato solo nel suo corpo ma nella sua anima. E quello lo faceva infuriare. Non voleva appartenere a nessuno, non poteva. Era un’anima nera, maledetta e se davvero gli importava almeno un poco di sua moglie avrebbe dovuto tenerla lontana da lui e dalla sozzura immonda della sua anima. Le aveva fatto troppo male. Non sapeva fare altro che male. Lo aveva fatto persino alla sua stessa sorella, Alyce, con cui aveva un legame di sangue. Eppure stette pazientemente ad aspettare che lei tornasse, lanciando occhiate discrete verso le arcate di ingresso del salone. Cominciò a tener conto del tempo che passava. Una sottile ruga di preoccupazione gli corrugava la fronte mentre fingeva di flirtare con quelle donne, mentre le paragonava a sua moglie e ne uscivano sconfitte, tutti pavoni troppo colorati di fonte a un usignolo dolce e delicato. Tutte scollate, con seni perfetti esibiti senza pudore da scollature troppo provocanti, tutte con cipria e belletto. Jane era la formidabile eccezione con il suo vestito semplice, i capelli raccolti e la pelle d’alabastro. La sua Jane che non seguiva la moda, ma che era la più bella e desiderabile di tutte.



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Buona lettura!